Il banchetto di nozze

martedì 10 ottobre 2017

Mt 22, 1-14

Gesù riprese a parlare loro con parabole e disse: “Il regno dei cieli è simile a un re, che fece una festa di nozze per suo figlio. Egli mandò i suoi servi a chiamare gli invitati alle nozze, ma questi non volevano venire. Mandò di nuovo altri servi con quest’ordine: “Dite agli invitati: Ecco, ho preparato il mio pranzo; i miei buoi e gli animali ingrassati sono già uccisi e tutto è pronto; venite alle nozze!”. Ma quelli non se ne curarono e andarono chi al proprio campo, chi ai propri affari; altri poi presero i suoi servi, li insultarono
e li uccisero. Allora il re si indignò: mandò le sue truppe, fece uccidere quegli assassini e diede alle fiamme la loro città. Poi disse ai suoi servi: “La festa di nozze è pronta, ma gli invitati non erano degni; andate ora ai crocicchi delle strade e tutti quelli che troverete, chiamateli alle nozze”. Usciti per le strade, quei servi radunarono tutti quelli che trovarono, cattivi e buoni, e
la sala delle nozze si riempì di commensali. Il re entrò per vedere i commensali e lì scorse un uomo che non indossava l’abito nuziale. Gli disse: “Amico, come mai sei entrato qui senza l’abito nuziale?”. Quello ammutolì. Allora il re ordinò ai servi: “Legatelo mani e piedi e gettatelo fuori nelle tenebre; là sarà pianto e stridore di denti”. Perché molti sono chiamati, ma pochi eletti”.

La parabola è la terza del giudizio di condanna nei confronti dei capi dei giudei per aver rifiutato il messaggio annunciato da Gesù. Gesù partecipa ai banchetti con ogni categoria di persone (farisei, pubblicani, peccatori) per esprimere l’amore universale di Dio e con questa parabola
del banchetto di nozze vuole far comprendere che nella sua Parola si rivela il regno di Dio. Tutto
è pronto, il regno di Dio è presente e bisogna cogliere l’opportunità irripetibile per non esserne
esclusi. Il banchetto indica appunto la venuta del regno; la generosità del re nell’invitare al banchetto esprime la gratuità del regno di Dio, al quale prima sono stati invitati con insistenza gli israeliti, per mezzo dei «servi» che simboleggiano i profeti, ma i destinatari non accettano l’invito, come i contemporanei non accettano Gesù. Perciò vengono mandati «altri servi»: qui si allude alla missione degli apostoli e dei discepoli, che non furono ascoltati ma oltraggiati e uccisi.
Allora il re cambia gli invitati: «Poi disse ai suoi servi: il banchetto nuziale è pronto, ma gli invitati non ne erano degni; andate ora agli angoli delle strade e tutti quelli che troverete, chiamateli alle nozze». Tutti sono invitati gratuitamente a partecipare al regno di Dio.
L’ultima parte della parabola si sofferma sull’importanza della veste nuziale. La comunità è formata da chi adempie la volontà del Padre e da chi in realtà la rifiuta; la separazione verrà compiuta alla fine dei tempi, nel giudizio. Anche i cristiani sono interpellati perché non basta appartenere alla Chiesa per salvarsi, ma è necessaria «la veste nuziale», cioè essere fedeli al Vangelo e produrre «buoni frutti». A noi, oggi, la parabola fa capire che la chiamata di Dio è per tutti, ma non basta la chiamata, è necessario «l’abito nuziale», l’accettazione del dono di Dio. Noi ci preoccupiamo di vestire «l’abito nuziale »? Siamo cattolici da tempo, da tanti secoli,
ma ci preoccupiamo di essere davvero cristiani? Riusciamo a lasciare il nostro vecchio modo di vivere per assumerne uno nuovo, cioè convertirci? Non basta credere, bisogna essere fedeli nella vita quotidiana.

(da “Una comunità in ascolto di Matteo” – a cura degli insegnanti di religione cattolica della diocesi)