IV^ Domenica di Avvento

martedì 18 dicembre 2018

Mi 5,1-4a; Eb 10,5-10; Lc 1,39-45

La progressione della liturgia nelle domeniche precedenti è passata dalla scenario naturale, per toccare il profeta che dimorava nella solitudine desertica e raggiungere chi poteva essere il suo interlocutore.
Ora culmina in due donne che stanno vivendo quanto è più naturale per la natura femminile, per cui è stata predisposta nel corpo e nello spirito: la maternità.
Non si tratta di due maternità, a tutti gli effetti, rientranti in canoni normali, quotidianamente verificati.
Elisabetta concepisce fuori tempo, in una stagione della vita in cui la maternità ormai è impensabile.
Maria si colloca addirittura su di un altro piano: la sua è una maternità che sfugge all’azione dell’uomo e della donna ed ha vitalità solo nello Spirito.
Elisabetta è una donna doppiamente percettiva: ode il saluto della cugina ma non bada a se stessa, è già rivolta al figlio. Proprio questi sensibile, già nel grembo della madre, alla Presenza, sussulta e le comunica la pienezza dello Spirito Santo. Pienezza irresistibile che si traduce subito in un inno dispiegato a gran voce e con tanto calore.
Il figlio di Elisabetta che, da adulto, saprà rimanere nel luogo e nel ruolo che nella storia gli è affidato dallo Spirito, ora fa scoprire nella gioia, nell’esultanza, alla madre quel mistero che non poteva conoscere. Mistero che Elisabetta proclama a gran voce non con il silenziatore o nel sussurro fra le due donne. È tanto alto il mistero da farla esplodere.
Il Figlio nel grembo di Maria si annuncia senza parole, la sua sola presenza fa sussultare chi è tanto libero e percettivo nelle vie dell’Altissimo da coinvolgere tutta la madre che non si dimostra un contenitore inerte, magari specializzato asettico, ma un essere vivo che lascia germinare e crescere in sé un altro essere, pienamente vivo e vitale.
Maria viene riconosciuta come benedetta e raccoglie in sé tutte le benedizioni che lo Spirito aveva disseminato nei secoli della storia d’Israele sulle donne in ascolto del piano di salvezza.
Elisabetta non si esalta o si ritiene privilegiata, accoglie ma colloca: la giovane cugina rompe i protocolli e i ranghi sociali, la giovane è la Madre del Signore.
Maria non ha compiuto opere altisonanti, Maria ha solo accolto, giocandosi totalmente sul piano della fede. Si è lasciata usare sul piano della storia dell’umanità quale strumento di salvezza per tutti.
Fede che è Amen, adesione totale, senza riserve, senza conteggi in assoluto abbandono nel presente e nell’inimmaginabile futuro.

Cristiana Dobner