Il Patriarcato di Aquileia

venerdì 22 gennaio 2016

Una singolare concordanza accomuna nella storia civile e religiosa della regione tanto Aquileia quanto Gorizia, pur nella diversità delle funzioni, delle circostanze e dell’importanza. Aquileia nell’antichità e nell’alto medio evo e Gorizia dal medio evo fino ai nostri giorni hanno sintetizzata ed assunta costruttivamente una missione storica e culturale senza confronti in Europa: uscendo dai limiti d’una classificazione di comodo, questo ruolo si qualifica per l’alto impegno morale civile in un contesto che si esalta, anziché intorbidarsi, nella pluralità delle presenze e nella somma degli apporti disparati che qui naturalmente sono confluiti nei secoli e equilibratamente coesistono giustapposti, intrecciati e reciprocamente stimolati.

Così Aquileia fu l’occasione per un’organizzazione politica e civile nuova per la regione durante il secondo secolo a. C. e fu poi quasi inerte o invano riottosa di fronte alla crisi che travolse il mondo antico e non si placò ancora nell’età nuova. Ma Aquileia fu anche il centro irradiatore del nuovo verbo cristiano, quello che concorse in maniera decisiva a dare alla civiltà dell’ampia area circostante un volto nuovo, una nuova tradizione, un’impronta duratura e quasi indelebile.

Così anche a Gorizia s’incrociano e si fanno straziantemente pungenti le pressioni, le tensioni, divergenti e convergenti, suo malgrado, dal medio evo ai nostri giorni. Gorizia è stata, e dovrà esserlo ancor più, il ponte agevole e naturale tra aree diverse: è un compito impostole da tutta una storia millenaria, che ha previsto che in quest’angolo confluissero correnti .e interessi molteplici, fin da quando qui si sono affacciate genti e civiltà d’ogni specie.

Se Gorizia ha ereditato in modo naturale più di ogni altro centro la funzione mediatrice di Aquileia antica e raramente, se non nel medio evo e per situazioni particolari, quella promotrice, essa ha ereditato, e continua a mantenerla viva da oltre due secoli, anche l’autorità ecclesiastica metropolitica d’Aquileia, la cui prestigiosa sede fa parte della stessa sua giurisdizione.

Alla tangibile presenza della cattedra episcopale e delle prerogative connesse, va però aggiunta e sentita mia più sotterranea, intima e misteriosa eredità spirituale, quella che trova definizione nella comunione con tante individualità nel tempo e fuori del tempo. È meraviglioso il significato più vero e profondo della storia della chiesa universale ma anche quello di ciascuna chiesa: è un corpo unico che si arricchisce nella sto:ria e della storia; non può impoverirsi né può rinunciare a ciò che ha conquistato, ma ciascuno gode e partecipa dei beni e della vita stessa di ciascun altro, lontano o vicino, nel tempo o nello spazio, celebre o ignoto.

Non può essere quindi un’oziosa e compiaciuta rievocazione erudita quella che si fonda su lontani eventi storici della stessa terra e della stessa gente. Nella comunità isontina rifluisce la stessa vita cristiana dei primi vescovi e dei santi e la grazia dei martiri e di tutti i fedeli aquileiesi e friulani, isontini, sloveni, ecc.

Innestarsi nella tradizione e nella storia più alta di queste terre significa dare soddisfazione non solo alla storia senza echi apparenti, ma alla vita comunitaria stessa dell’arcidiocesi isontina. È l’eredità che esercita pressioni e fornisce un enorme potenziale culturale e spirituale da «sfruttare” e da rivitalizzare.

Quanto della mentalità, del costume, delle tradizioni ancor vive è, più ‘che. riflesso, continuazione naturale della forma mentis definitasi nei secoli per opera degli uomini, volenti o nolenti, nel bene e nel male, o anche per calcolato indirizzo dei reggitori?

A questa straordinaria e inafferrabile o indefinibile continuità corrisponde una forma di vita liturgica istituzionalizzata ma ancora pur essa emblematica. che continua nel culto dei santi e dei martiri aquileiesi, per cui, a rigor di termini la sede goriziana, comprendendo la sedie madre del cristianesimo dell’Italia nordorientale, dell’Istria, del Norico e delle regioni circostanti, avrebbe diritto più di ogni altra a comprendere nel novero dei « suoi » santi tutti quelli che la Chiesa d’Aquileia, in ciò anche madre di santi, ha generato alla Chiesa.

Né va dimenticata la possibilità che in Gorizia, come a Udine e nelle chiese facenti già parte della provincia ecclesiastica aquileiese, si ripristini e si valorizzi qualcuna delle forme liturgiche originali e antiche, per dare una vita particolarmente propria anche alle espressioni della preghiera collettiva.

Ma c’è di più, una nuova, o rinnovata, sintesi, da lungo tempo desiderata e talora già tentata infruttuosamente, si è realizzata nell’arcidiocesi goriziana, purtroppo., dati i tempi, con risultati impari all’attesa: quella del ricomporsi in un organismo unitario dei due centri di Aquileia e di Grado, che fin dall’inizio dei secolo settimo avevano contrassegnato con la loro antitesi, le divisioni e la perdita di autorità della Chiesa madre.

Sergio Tavano