Da Grado a Cividale

venerdì 22 gennaio 2016

Il 3 novembre del 579 Elia convocò a Grado, per la consacrazione della nuova cattedrale, dedicata appunto a sant’Eufemia, un concilio in cui venne confermata la fedeltà alla metropoli aquileiese, fosse pure provvisoriamente relegata nel castrum gradese.

Erano presenti, col vescovo di Aquileia, Elia, che forse già allora, secondo l’uso orientale, portava il titolo di patriarca, i vescovi di Oderzo, Teurnia, Altino, Cissa, Padova, Celeia, Concordia, Emona (Lubiana), Pola, Zuglio, Trieste, Parenzo, Agunto, Sabiona, Trento, Scarabantia (Sopron), Feltre, Pedena. L’unità spirituale superava la divisione politica, nonostante l’occupazione longobarda dell’entroterra, avvenuta nel 568.

La controversia spinse gli aquileiesi su posizioni scismatiche (lo scisma dei “tre capitoli”) da cui recedettero appena nel 699 in situazioni politiche ed ambientali profondamente diverse.

L’occupazione longobarda comportò la divisione dei territorio d’Aquileia, di cui la fascia lagunare rimase legata alla politica bizantina, mentre l’entroterra, con Aquileia stessa, era parte del longobardo ducato del Friuli.

Alla divisione politica, a causa delle dispute religiose e delle contrapposizioni ostinate, in cui si intromettevano anche interessi politici, seguì una divisione della stessa diocesi e la costituzione di due vescovadi: uno, ortodosso, con i bizantini e poi con Venezia, a Grado; l’altro, antiromano, antibizantino e, a tratti, anche anti-longobardo, ad Aquileia, dal 606/7, e poi a Cormons, tra il 628 e il 737, e infine a Cividale.

La scissione del patriarcato di Aquileia – il primo “patriarca» riconosciuto come tale fu Sereno (715-730 circa) – non fu mai più sanata, nonostante che fossero compiuti numerosi tentativi per questo scopo, con la violenza da Severo e da Callisto, tra il 720 e il 730 circa, da Poppone (1024) o mediante trattative (nell’ 827 a Mantova e nel 1180 a Venezia).

Sergio Tavano