Venezia e l’Impero

venerdì 22 gennaio 2016

La chiesa d’Aquileia acquista così un dominio temporale, sia spontaneamente, sia col fervore e per l’interesse degli imperatori. Gli ordinamenti, le dotazioni e i privilegi accrescono di molto l’importanza, la potenza, oltre che del patriarca, anche degli altri istituti ecclesiastici.

Spicca, tra i principi-patriarchi, Poppone (1019-1045), familiare e ministro di Corrado II: egli, oltre all’acquisto di un’immunità completa rispetto al duca di Carinzia, si preoccupò della rinascita e del potenziamento di Aquileia, sia in senso commerciale tentando di dare nuova efficienza al porto, sia in senso ecclesiastico, togliendo a Grado ogni pretesa d’autorità e ridando prestigio e funzionalità alla capitale da troppo tempo trascurata.

Il patriarcato d’Aquileia, controllando il Friuli ed i passi alpini, fu una pedina avanzata della politica imperiale; perciò sulla cattedra d’Aquileia sedettero fino al secolo tredicesimo personaggi discendenti o legati a potentissime famiglie tedesche, che si impegnarono nelle controversie politico-feudali ed ecclesiastiche di quei secoli.

Un’opposizione ed anzi una concorrenza vivace fu esercitata contro i patriarchi dal vicino conte di Gorizia, che pure era stato costituito avvocato della stessa Chiesa d’Aquileia.

Per contenere e controbilanciare la potenza goriziana oltre che per la nuova situazione politica, dalla seconda metà del Duecento la politica patriarcale si fece guelfa. Si accrebbe così anche la città di Udine, specie con il patriarca Bertrando di San Genesio, geniale e coraggioso, vittima delle congiure che troppi interessi aizzarono contro di lui (1350).

Sergio Tavano