Avvio delle Unità Pastorali

giovedì 18 ottobre 2018

Si stanno concludendo i riti di avvio del servizio pastorale delle equipe delle Unità pastorali. Pubblichiamo una carrellata di foto riguardanti i diversi ingressi e l’omelia pronunciata dal vescovo Carlo in cattedrale durante la messa che ha segnato l’avvio dell’Up fra le parrocchie di San Rocco, S.Anna, S. Ignazio e del Duomo di Gorizia. 

Avvio dell’Unità pastorale tra le parrocchie dei Ss.Ilario e Taziano, S.Ignazio, S.Anna e S.Rocco – Gorizia (foto Sergio Marini)

Avvio dell’Unità pastorale tra le parrocchie del S.Cuore e dei Santi Giovanni di Dio e Giusto – Gorizia (foto Ilaria Tassini)

Avvio dell’Unità pastorale tra le parrocchie di S.Ambrogio, Ss.Nicolò e Paolo, B.V. Marcelliana, Ss.Redentore – Monfalcone (foto di Katia Bonaventura)

Avvio dell’Unità pastorale tra le parrocchie di S.Elisabetta di Fogliano, S.Giacomo Apostolo di Redipuglia e S.Pietro Apostolo di S.Pier d’Isonzo (foto di Giancarlo Berin)

Avvio dell’Unità pastorale tra le parrocchie di Unità pastorale tra le parrocchie di S.Marco Evangelista del Villaggio del Pescatore, S.Giovanni Battista di Duino, S.Rocco di Aurisina, S.Francesco d’Assisi di Sistiana (foto di Lucia Lalovich)

Avvio dell’Unità pastorale tra le parrocchie di Nostra Signora di Lourdes di Gorizia, S.Giorgio Martire di Lucinico e Sant’Andrea Apostolo di Mossa (foto Bumbaca)

Avvio dell’Unità pastorale tra le parrocchie di Santi Canziani Martiri di S.Canzian, S.Rocco di Turriaco, S.Maria Maddalena di Begliano, S.Andrea Apostolo di Pieris e S.Marco Evangelista di Isola Morosini (foto Bergamasco)

Avvio dell’Unità pastorale tra le parrocchie di SS.Salvatore di Gradisca, S.Valeriano Vescovo di Gradisca e S.Maria Assunta di Farra

Avvio dell’Unità pastorale tra le parrocchie di S.Michele Arcangelo di Cervignano, S.Zenone Vescovo di Muscoli, S.Nicolò Vescovo di Strassoldo, S.Biagio Vescovo di Terzo di Aquileia e San Martino Vescovo di San Martino di Terzo

Avvio dell’Unità pastorale tra le parrocchie di S.Maria Annunziata di Romans e S.Andrea Apostolo di Versa

 

Un amore bello, impegnativo, possibile

 Il Vangelo di oggi con la prima lettura ci parla dell’amore coniugale. Un amore che qualificherei con tre enunciati: l’amore è una cosa bella, l’amore è qualcosa di impegnativo, l’amore è una realtà possibile. Bello, impegnativo, possibile. Anche oggi, nonostante tutto, nonostante tutte le fragilità, le paure, le provvisorietà che caratterizzano il nostro tempo. Ed è bello incontrare uomini – come mi è appunto capitato ieri – che ti presentano la moglie e ti dicono: “siamo sposati da cinquant’anni e siamo ancora innamorati” e la signora che onestamente aggiunge: “però, guardi padre che litighiamo spesso, … ma ci vogliamo bene”. Bello, impegnativo, possibile. Ma ogni amore è così e non solo quello tra gli sposi.

Anche l’amore di un parroco è così: l’amore per il Signore e per la comunità che gli viene affidata. Un amore bello, perché che cosa c’è di più bello nella vita che amare una comunità? Un amore impegnativo: quanta dedizione, intelligenza, pazienza, costanza, lungimiranza, ecc. ci vuole per guidare una comunità. Un amore possibile: perché c’è la grazia, perché non si è scelta la comunità ma la si è accolta (e in questo senso c’è una diversità con quello che avviene per gli sposi).

Ma la stessa cosa si può affermare per i sacerdoti, il religioso e il diacono che collaborano con il parroco, formando un’unica équipe pastorale. Anche a loro, a ciascuno di loro, viene chiesto un amore bello – perché che cosa c’è di più bello nella vita di un prete che comunque serve dove gli viene chiesto con libertà –, impegnativo – perché la libertà, chiesta dall’amore, rispetto alle proprie aspettative, alle proprie esigenze, al ministero fin a quel punto svolto, non è per niente facile da conquistare –, e possibile sempre per grazia.

A costo di sembrare di ripetere un mantra, aggiungo che anche l’amore chiesto a quattro comunità parrocchiali per diventare un’unità pastorale – sì l’amore, perché niente di meno viene domandato loro… – è un amore bello, impegnativo, possibile.

Oggi, come avete intuito, non stiamo vivendo un ingresso di un parroco come quelli che succedevano fino a non molto tempo fa. Si è voluto cambiare lo stile, ma la forma a volte è sostanza. Una volta il rito era una presa di possesso della parrocchia da parte del parroco: il vescovo consegnava al parroco, come fosse il padrone e l’unico soggetto attivo della parrocchia, la chiave della chiesa, il confessionale, il tabernacolo, il fonte battesimale, ecc. Ma tutte queste realtà sono vostre e non del parroco, dei sacerdoti e dei diaconi che non sono vostri padroni e neppure padroni delle cose, ma caso mai servi insieme a voi del Signore, della Sua Parola, dei Suoi sacramenti.

Ma oltre allo stile si è cambiato anche il contenuto. Oggi non celebriamo l’ingresso di don Nicola in quattro parrocchie riunite in unità e basta, ma la nascita di questa unità pastorale affidata a un’équipe pastorale guidata da don Nicola. Si tratta di qualcosa di nuovo, non è vero che niente è cambiato. Non si tratta però di inventare a tavolino una realtà innovativa o di buttar via il cammino passato, ma di iniziare con fiducia un itinerario guidato dallo Spirito.

La costituzione delle unità pastorali, affidate quando possibile – come è il vostro caso – a un’équipe che vede con il parroco altri sacerdoti, un religioso e un diacono (ma in prospettiva potranno aggiungersi delle religiose e dei laici), non è un escamotage per rimediare alla diminuzione del numero dei preti, ma è l’occasione provvidenziale per tentare un nuovo modo di essere Chiesa, di essere prete, di essere diacono, di essere fedele laico o laica, di essere consacrato o consacrata. È una sfida, ma che ci viene chiesta dall’obbedire al mandato del Risorto oggi. Per altro, aggiungo, raccogliendo dopo 50 anni l’insegnamento del Concilio Vaticano II, che spesso si è dimenticato.

Una sfida per tutti. Anzitutto per i sacerdoti, che, con l’aiuto del popolo di Dio, devono stare lontani dal clericalismo, da  cui continuamente ci mette in guardia papa Francesco. Così si esprimeva qualche giorno fa inaugurando il sinodo dedicato ai giovani: il clericalismo «nasce da una visione elitaria ed escludente della vocazione, che interpreta il ministero ricevuto come un potere da esercitare piuttosto che come un servizio gratuito e generoso da offrire; e ciò conduce a ritenere di appartenere a un gruppo che possiede tutte le risposte e non ha più bisogno di ascoltare e di imparare nulla, o fa finta di ascoltare». Ascoltare e imparare dalla comunità.

Una sfida per le comunità e all’interno di esse per i fedeli laici, che devono vivere con ancora più intensità quelli obiettivi che ho indicato nella lettera pastorale e che qui mi limito a elencare. Anzitutto la comunione: tra le diverse comunità parrocchiali che formano l’unità pastorale e tra i vari gruppi e persone. Una comunione che è appunto – ridico il ritornello di stasera… ­– bella, impegnativa, possibile. Poi la missione come la testimonianza della gioia di essere cristiani: non mi stancherò mai di ripetere che la prima testimonianza viene non dall’esibire la propria fede, ma dal non nasconderla lì dove si vive: in famiglia, sul lavoro, a scuola, nella  società, ecc. Un terzo scopo è la  ministerialità come disponibilità, secondo i doni e la generosa disponibilità di ciascuno, ad assumere compiti e servizi a favore di tutti. Infine non bisogna dimenticare l’incidenza evangelica sulla realtà sociale, come offerta responsabile di collaborazione alla costruzione della comunità civile. Una comunità questa in cui l’unità pastorale con le altre unità e parrocchie del territorio ha un suo ruolo, nella distinzione e nell’autonomia che ci deve essere tra comunità cristiana e comunità civile, ma anche nel segno della collaborazione a favore del bene comune e dei poveri (e per questo ringrazio il sindaco e la altre autorità per la loro presenza).

Bello, impegnativo, possibile. Mi lasciate aggiungere una quarta caratteristica? In pace. Riflettevo in questi giorni sul brano del Vangelo di Giovanni da cui è stato tratto il titolo della lettera pastorale e quello che vuole essere il motto anche della visita pastorale: “… anch’io mando voi”. All’inizio non vi avevo fatto molta attenzione, ma il mandato del Risorto è preceduto dal suo saluto: “Pace a voi”. Un saluto che ci viene da Colui che, come dice la seconda lettura,  “per la grazia di Dio ha provato la morte a vantaggio di tutti”. È lui che ci salva, è Lui il Salvatore, non noi. Questo ci dà grande pace.

Perché noi dobbiamo solo accogliere con gioia il dono della salvezza, in pace, e con l’onore di lavorare con generosità e amore nella sua vigna. Ma è Lui, solo Lui che con il dono del suo Spirito può farci portare frutto. E farci vivere un amore bello, impegnativo, possibile e … in pace. Auguri.

+ Vescovo Carlo