C.pa.pa. in aggiornamento

mercoledì 17 febbraio 2016

Mercoledì 17 febbraio alle 20.30 presso la Sala Teatro della parrocchia di San Nicolò, in via Primo Maggio 84 a Monfalcone si è svolto il secondo incontro del percorso per catechisti e componenti dei c.pa.pa. sul tema “La richiesta del Battesimo nei ragazzi e negli adulti: una Chiesa diocesana racconta il catecumenato. Le fonti del Magistero e della liturgia” La riflessione è stata tenuta da padre Francesco Rossi, responsabile per il catecumenato dell’Arcidiocesi di Udine. Nella mattina di giovedì lo stesso tema è stato proposto nella formazione al clero diocesano. .

Che cosa c’entra un consigliere del CPaPa o un catechista con il Battesimo dei ragazzi?

Generare i propri figli spetta alla Chiesa intera, nei suoi diversi membri. Non è una questione liturgica o che coinvolge esclusivamente il parroco.

Questa è una questione davvero urgente o importante?

Almeno un quarto delle parrocchie della diocesi negli ultimi anni ha battezzato ragazzi o adulti e il numero sta crescendo. Il Battesimo di un essere umano in età di ragione è l’attività forse più importante della Chiesa, quella con cui essa si è diffusa ed è cresciuta, come ci testimoniano gli Atti degli Apostoli. Ma in realtà la Chiesa italiana ci chiede di guardare a come si fanno i cristiani adulti per accogliere i bambini e ragazzi che chiedono i sacramenti dell’iniziazione cristiana, come la prima comunione o la confermazione.

Ma non bisognerebbe essere battezzati da bambini?

Il Battesimo dei bambini è una “eccezione” nella prassi ecclesiale del Battesimo, anche se in pratica è il più diffuso. La grazia di Dio lavora meglio con la libertà e la coscienza delle persone. Per una parrocchia, avere la fortuna di partecipare al catecumenato, il percorso verso il Battesimo di un ragazzo o un adulto, fa riscoprire molte cose nascoste del cristianesimo.

Come si diventa cristiani in età di ragione? Che cos’è il catecumenato?

È uno dei quattro tempi che la Chiesa propone di vivere a chi chiede il Battesimo comprendendolo e desiderandolo, cioè in età di ragione, come si usa dire. Dura almeno un anno e in esso si svolge la “catechesi”. Si entra nel catecumenato con il rito dell’ammissione. Si conclude invece con la chiamata al Battesimo, il rito dell’elezione, che trasforma il “catecumeno” in “eletto”, all’inizio dell’ultima quaresima. Durante questi quaranta giorni, vengono celebrati molti riti suggestivi sul candidato. Nella notte di Pasqua poi, questi vive l’iniziazione cristiana ricevendo i tre sacramenti, Battesimo, Confermazione ed Eucaristia.

Non è qualche cosa di troppo impegnativo? E se le persone poi si stancano?

In realtà questo è il pensiero di molti responsabili di comunità. In pratica poi succede che se la comunità cristiana non comprende bene la valenza di tutto questo, e lo fa capire, a loro volta le persone sentono che il Battesimo non vale tanto e quindi avanzeranno riserve di tempo o di impegni. Se vedono che la comunità cristiana ci crede e sta investendo su di loro, allora si sentiranno ascoltate e prese in considerazione e staranno volentieri al percorso, anche se apparentemente impegnativo.

Perché non si vedono mai queste cose e addirittura neppure si conoscono?

Perché per moltissimi secoli abbiamo battezzato i bambini infanti, che seguono un’altra prassi. Nei paesi cosiddetti di missione, invece, i nostri missionari ci testimoniano che questa è la normalità, ricchissima ed edificante per la comunità cristiana intera.

Come si dovrebbe fare, allora, per iniziare a rinnovare l’iniziazione cristiana?

È lo scopo dell’aggiornamento di quest’anno 2015-2016. Dopo l’Assemblea di giugno 2015, vogliamo incontrare l’esperienza di altre diocesi che stanno vivendo in maniera più organica l’esperienza del catecumenato. In questa occasione ci aiuterà la diocesi sorella di Udine.

È vero che poi dovremo continuare il lavoro nei Consigli Pastorali Parrocchiali e nei gruppi catechisti?

Esatto, e sarà la parte decisiva dell’aggiornamento. Le parrocchie sono già state informate più volte su questo, e i Consigli dovrebbero aver già programmato degli incontri di lavoro su questo temi. Meglio ancora tra parrocchie vicine che un giorno potranno collaborare assieme.