Catechisti: esperienze di lavoro integrato

martedì 6 novembre 2018

L’esigenza di capire come gestire la catechesi nelle Unità Pastorali appena formate in Diocesi al centro dell’annuale Convegno svoltosi a Cormons e concluso con la consegna dei mandati da parte del vescovo, del quale proponiamo di seguito all’articolo il discorso tenuto nell’occasione.

 

Sabato 27 ottobre. si è svolta a Cormons, presso il Centro Pastorale “Trevisan”, l’Assemblea Diocesana Catechisti, al termine della quale è stato conferito il mandato ai catechisti.
L’assemblea ha avuto come tema “Esperienze di lavoro integrato… in un insieme di parrocchie” e nasce dall’esigenza di capire come gestire la catechesi nelle Unità Pastorali appena formate nella nostra Diocesi. In questo ci hanno aiutato i relatori di tre realtà, due della nostra Diocesi e una della Diocesi di Treviso, esattamente l’Unità Pastorale di Castelfranco Veneto.
Il primo a prendere la parola è stato don Paolo Nutarelli, parroco dell’Unità Pastorale di Cormons-Dolegna-Brazzano-Borgnano. L’esperienza di questa unità è nata qualche anno fa dettata dall’esigenza di sopperire alla mancanza di sacerdoti, per cui il parroco della realtà più grande si è messo al servizio di quelle più piccole. Non si deve però pensare che l’unione fra parrocchie diverse sia facile. Il rischio più comune è che la parrocchia più grande fagociti la o le più piccole, e la difficoltà maggiore è superare i dubbi e, soprattutto, i pregiudizi delle persone, ma tutto è superabile applicando una regola fondamentale che è la collaborazione, dove ogni comunità, pur mantenendo la propria identità, si unisce alle altre realtà, mettendosi in discussione, perché solo attraverso un continuo scambio di idee si può crescere e costruire dandosi obiettivi e progetti comuni.
La seconda testimonianza è stata presentata da Verena ?evdek, rappresentante dell’Unità Pastorale di Vipava-Isonzo, che raggruppa le parrocchie di Savogna d’Isonzo, Sant’Andrea, Gabria-San Michele, Rupa-Peci, nata circa dieci anni fa sempre per la carenza di sacerdoti. Il primo progetto comune riguardava proprio la catechesi e nel tempo sono riusciti a creare un gruppo coeso, che si riunisce una volta al mese per decidere le attività nei momenti forti dell’anno liturgico, attività che possono essere svolte nelle singole parrocchie o comunitariamente. Anche in questa testimonianza è stato evidenziato che la paura della perdita di identità delle parrocchie più piccole è stata una difficoltà da affrontare, ma un’oculata gestione delle celebrazioni ha permesso di superare l’ostacolo.
La terza testimonianza relativa all’unità pastorale di Castelfranco Veneto è stata presentata dal parroco, don Paolo Marconato, e da una delle coordinatrici catechistiche, Alessandra Zanchetta.
Inutile dire che anche per questa realtà il fattore principale per l’unione è stata la carenza di sacerdoti, ma qui l’esigenza della collaborazione nasce proprio dai catechisti, che hanno avvertito la necessità di una metodologia comune, più efficace e di un rinnovamento della catechesi. Hanno visto la collaborazione come un’opportunità, e non come un obbligo, per le cinque parrocchie coinvolte, per i 1300 ragazzi che seguono e per sé stessi, 140 catechisti.
Hanno creato vari percorsi formativi, che partono dai 3 anni per arrivare fino ai 13 anni. Ogni gruppo prevede un sacerdote, un coordinatore e un referente per ogni parrocchia.
Esiste inoltre una Commissione di catechesi formata da un sacerdote responsabile, un coordinatore e due membri del consiglio di collaborazione, il cui compito è di fissare obiettivi generali, valutare e proporre eventuali cambiamenti o rinnovamenti, verificare l’andamento dei percorsi formativi, valutare eventuali proposte, tenere il contatto con l’Ufficio Catechistico Diocesano, convocare plenarie e organizzare uscite formative.
Hanno concluso il loro intervento invitando i presenti a non dimenticare che ogni parrocchia ha un vissuto che non va accantonato ma anzi è il punto di partenza.
Per una fattiva collaborazione ci sono tre tempi:
– un prima: valorizzare da dove si arriva e la strada percorsa. È una sfida ed è al tempo stesso fatica ma anche opportunità ed è importante favorire l’ascolto;
– un presente: lavorare in equipe per avere un cammino condiviso e metodologie comuni. Sicuramente non mancano le difficoltà, ma si possono superare rinnovandosi continuamente rimanendo però fedeli agli obiettivi. Si deve attuare con gradualità;.
– un dopo: poiché è un percorso bisogna adeguarsi perché il cammino è lungo e, per affrontarlo bene, si deve avere un atteggiamento propositivo e costruttivo. Si deve condividere e verificare.
Queste testimonianze, diverse fra loro per struttura e tipologia di realtà, possono essere un valido esempio da seguire, sfruttando al meglio le risorse che ogni unità pastorale della nostra diocesi possiede, ma soprattutto hanno confermato che solo attraverso la condivisione di obiettivi comuni, la collaborazione fattiva e senza pregiudizi, un’attenta gestione di tutte le comunità senza favorire o penalizzare alcuna, si può costruire una nuova comunità e una nuova catechesi.

Genziana Santirocco

Il mandato ai catechisti

Quest’anno il mandato dei catechisti può avere un significato nuovo, una profondità maggiore che nel passato. Ci troviamo infatti in un anno pastorale che, come è espresso dal titolo della lettera pastorale, vuole essere attuazione del mandato del Risorto:  “anch’io mando voi”. Risulta quindi con chiarezza che il mandato non è tanto quello dato dal vescovo e dalla Chiesa diocesana, ma è quello di Cristo. Il vescovo, i vostri parroci che vi hanno chiesto di assumere l’incarico di catechista, sono solo portavoce del mandato del Risorto: «come il Padre ha mandato a me anch’io mando voi». Ciò significa che voi partecipate dello stesso mandato del Signore Gesù. Lui è l’inviato dal Padre per annunciare a tutti gli uomini la salvezza. Questo comporta due elementi.

Il primo, che è un presupposto necessario per il vostro compito: si può essere catechista solo se si vive una profonda e autentica comunione con il Risorto. Una comunione che certamente è dono, non nostro impegno, perché ci viene garantita dallo Spirito Santo, dalla sua presenza in noi e nella vostra azione di catechisti. Una comunione però che va nutrita attraverso la preghiera quotidiana, l’ascolto e la meditazione ogni giorno della Parola di Dio, la partecipazione all’Eucaristia. Una comunione quindi che deve progressivamente trasformarci nel Signore Gesù. Senza pretendere di essere diversi da quello che siamo, da come il Signore ci ha creati e voluti con le caratteristiche della nostra personalità, l’azione dello Spirito può progressivamente donarci il modo di pensare, di sentire, di agire, di servire, di amare di Cristo. Aggiungo, ma non dovrebbe essercene bisogno, che nella preghiera quotidiana dovrebbero essere sempre presenti i ragazzi e le ragazze che sono affidati a ciascuno di voi insieme alle loro famiglie (nella tasca o nella borsetta di ogni catechista dovrebbe esserci il loro elenco, da prendere in mano ogni sera per pregare per loro).

Un secondo elemento importante presente nel mandato del Risorto è il contenuto di questo mandato, cioè l’annuncio della salvezza. Dovete essere consapevoli che voi ai ragazzi e alle ragazze non insegnate anzitutto delle nozioni, non tenete anzitutto una lezione e neppure li rendete partecipi di una bella esperienza di gruppo, ma annunciate la salvezza. Lo dico con altre parole: dovete essere consapevoli che avete per loro un dono speciale, che volete trasmettere e annunciare: il segreto della felicità. La salvezza è la​ felicità e voi avete in mano questo segreto da annunciare e testimoniare ai ragazzi e alle ragazze e da ricordare agli adulti. Niente di meno che la felicità. Niente di meno che il senso della vita, niente di meno che l’amore di Dio che è all’origine della nostra esistenza e ne è compimento.

E allora andate con coraggio ad annunciare e a testimoniare questo, mandati da Risorto come Lui è stato mandato dal Padre. Con la forza dello Spirito Santo. E con tanta gioia.

Buon lavoro e grazie.​

+ Vescovo Carlo