Chi sono le persone che vivono gli oratori? Gli animatori

mercoledì 19 settembre 2018

L’essere animatore rappresenta per molti adolescenti la prima occasione continuativa e strutturata per sperimentare il prendersi cura dell’altro e il primo passo verso l’ingresso nel servizio educativo. Grazie alla generosità di molti adolescenti le nostre comunità cristiane sono vive e fanno qualcosa per i più piccoli.
Certo, come tutte le realtà, anche la disponibilità degli animatori presenta delle ambiguità che derivano prima di tutto dalla giovane età e dal grande numero di coloro che la vivono. Si mescolano nel cuore degli animatori il desiderio di servizio e il bisogno di essere al centro dell’attenzione, la voglia di imparare e la pretesa di sapere già tutto. Nonostante le ambiguità dei nostri adolescenti, il servizio da loro svolto è davvero prezioso.
Il documento della CEI sugli oratori Il Laboratorio dei Talenti è molto chiaro nell’affermare che il metodo proprio dell’oratorio è quello dell’animazione, ovvero del coinvolgimento diretto. L’animazione è un metodo attivo che punta sul protagonismo degli interessati e sulla carica esperienziale. L’animazione si avvale di molti linguaggi: il gioco, la musica, la recitazione, la manualità. Animare significa attivare le diverse facoltà umane e favorire così l’approccio ad un contenuto grazie alla partecipazione attiva, consapevole e responsabile ad un’attività. L’animazione punta sulle caratteristiche della persona come la sensibilità, l’espressività, l’immaginazione e la capacità relazionale.
L’animatore dovrebbe essere un giovane carico di entusiasmo, passione, ed empatica e così diventa capace di coinvolgere i ragazzi per quello che è. All’animatore viene affidato il compito di attivare i ragazzi, farli uscire dalla solitudine e dalla passività, spronandoli a mettersi in gioco.

Don Nicola Ban