“Chi viene a me non avrà fame…”

martedì 31 luglio 2018

Gv 6,24-35

Il miracolo, anzi al “segno”, della moltiplicazione dei pani e al conseguente confronto tra Gesù e la folla dei giudei, il Vangelo di Giovanni dedica l’intero capitolo VI. Domenica scorsa abbiamo ascoltato l’evento: Gesù con cinque pani d’orzo sfama circa cinquemila persone; ma la folla comprende solo in parte il significato del dono di Gesù – “Questi è davvero il profeta, colui che viene nel mondo!” – e ne trae una conseguenza sbagliata: fare re Gesù. Ma non era questo che Gesù voleva. Per questo se ne va abbandonando quella folla.
Il brano letto nella Messa di oggi riprende il racconto del confronto tra Gesù e la gente. Questa lo va a cercare e lo raggiunge; Gesù raffredda però il loro entusiasmo accusandoli: voi non mi cercate perché avete capito il “segno” che io vi ho dato, ma per un interesse materiale, perché avete mangiato gratis.
E indica la vera reazione che doveva essere fatta di fronte alla moltiplicazione dei pani: quel pane terreno dato da Lui era “segno” che indicava il dovere di cercare il pane che “rimane per la vita eterna”, che sarà donato da Lui “il Figlio dell’uomo”, perché su di Lui “il Padre, Dio, ha messo il suo sigillo”.
Ecco il messaggio vero: la moltiplicazione dei pani è stata compiuta da Gesù come “segno” rivelatore che Lui, Gesù, il Figlio dell’uomo preannunciato dai profeti, è Figlio di Dio, sul quale il Padre “ha messo il suo sigillo”: è quindi il Messia atteso. E all’ulteriore domanda della folla, risponde precisando che il “segno” compiuto doveva avere come conseguenza la fede: credere che Gesù è mandato da Dio. Questa è l’opera di Dio significata dal “segno” della moltiplicazione dei pani. I presenti si ostinano a non comprendere: si rifanno al miracolo della manna data da Mosè nel deserto durante l’esodo (di cui si narra nella prima lettura della Messa). E Gesù precisa che la manna non era stata data da Mosè, ma da Dio, che in Gesù suo Figlio dona ora “il pane dal cielo, quello vero”. E aggiunge che il pane di Dio è “colui” – non qualcosa, ma “colui”, una persona – “che discende dal cielo e dà la vita al mondo”; quindi Lui stesso. La gente non capisce quel “colui”, continuando a pensare a “qualcosa” e chiede: “Dacci sempre questo pane”. Gesù quindi precisa: “Io sono il pane della vita…”.
La lettura del capitolo VI di Giovanni oggi si interrompe qui. Il brano è annunciatore del messaggio dato attraverso il “segno” della moltiplicazione dei pani: Dio nutre il suo popolo attraverso Gesù, mandato come rivelatore del Padre. La salvezza per l’umanità sta nel credere che Gesù è “colui” che discende dal cielo, è il figlio di Dio che “dà la vita al mondo”. Soltanto nella fede in Gesù l’umanità potrà estinguere la sua fame e la sua sete di verità.

Angelo Sceppacerca