Come può Satana scacciare Satana?

martedì 5 giugno 2018

Mc 3,20-35

Una folla si raduna attorno a Gesù che entra in una casa, mentre i suoi, preoccupati per l’impeto della gente che ha bisogno di lui, escono per andare a prenderlo, pensando di “salvarlo”. Infine ci sono gli scribi che lo ritengono posseduto dai demoni. E Gesù deve risanare tutte e tre queste distorsioni, perdonando i nostri peccati, separando di nuovo il bene dal male, Dio e i demoni, e ristabilendo le giuste relazioni e appartenenze, ridisegnando i confini della familiarità.
Qual è il peccato contro lo Spirito? Perché è così grave da essere imperdonabile? È dire che Gesù è posseduto da un demone immondo, è l’ostinazione a non riconoscere l’evidenza dello Spirito nelle opere che Gesù compie, è come dire che la luce è buio. Dire che il bene è male è il peccato che conduce alla morte. Gesù parla agli scribi di Gerusalemme, gli esperti convinti di sapere e di essere giusti.
Gesù rivendica l’assoluta opposizione tra Dio e il male. Questa è per Gesù l’unica grande inimicizia, perché inganna i fratelli e li istiga l’uno contro l’altro. Il diavolo, l’unico nemico, è combattuto e vinto dalla presenza del Figlio che ne precipita il regno. Non è satana a scacciare satana dal cuore e dalla storia degli uomini. È il Figlio di Dio.
La folla che lo segue e lo circonda quasi a soffocarlo, non è allontanata, non c’è esclusione per nessuno di coloro che fanno la volontà del Padre mettendo Lui, Gesù, al centro di tutto perché su di lui, il Padre, ha riversato il suo Spirito. L’immagine finale è molto bella; è il riscatto di una folla che diventa la famiglia di Dio, la comunità nuova: “Ecco mia madre e i miei fratelli!”. La folla seduta attorno a lui è un’icona bellissima della Chiesa. Ed è questa la famiglia che Gesù indica come sua di fronte a quella che lo cerca nel legame della famigliarità naturale.
Siamo di Dio. A partire dalla certezza che Dio ci ama si reggono le altre relazioni, guariscono le nostre solitudini e resistiamo alla tentazione di essere abbandonati.

Angelo Sceppacerca