Gli operai dell’ultima ora

martedì 19 settembre 2017

Mt 20, 1-16

Il regno dei cieli è simile a un padrone di casa che uscì all’alba per prendere a giornata lavoratori per la sua vigna. Si accordò con loro per un denaro al giorno e li mandò nella sua vigna. Uscito poi verso le nove del mattino, ne vide altri che stavano in piazza, disoccupati, e disse loro: “Andate anche voi nella vigna; quello che è giusto ve lo darò”. Ed essi andarono. Uscì di nuovo verso mezzogiorno, e verso le tre, e fece altrettanto. Uscito ancora verso le cinque, ne vide altri che se ne stavano lì e disse loro: “Perché ve ne state qui tutto il giorno senza far niente?”. Gli risposero: “Perché nessuno ci ha presi a giornata”. Ed egli disse loro: “Andate anche voi nella vigna”.
Quando fu sera, il padrone della vigna disse al suo fattore: “Chiama i lavoratori e da’ loro la paga, incominciando dagli ultimi fino ai primi”. Venuti quelli delle cinque del pomeriggio, ricevettero ciascuno un denaro. Quando arrivarono i primi, pensarono che avrebbero ricevuto di più. Ma anch’essi ricevettero ciascuno un denaro. Nel ritirarlo, però, mormoravano contro il padrone dicendo: “Questi ultimi hanno lavorato un’ora soltanto e li hai trattati come noi, che abbiamo sopportato il peso della giornata e il caldo”. Ma il padrone, rispondendo a uno di loro, disse: “Amico, io non ti faccio torto. Non hai forse concordato con me per
un denaro? Prendi il tuo e vattene. Ma io voglio dare anche a quest’ultimo quanto a te: non posso fare delle mie cose quello che voglio? Oppure tu sei invidioso perché io sono buono?”. Così gli ultimi saranno primi e i primi, ultimi”.

Gesù racconta ai suoi uditori la parabola del padrone che chiama gli operai a lavorare nella sua vigna. Colpisce il fatto che egli esca ben cinque volte sulla piazza, impegni l’intera giornata per cercare persone disponibili a lavorare: se quel padrone è Dio, Egli si dimostra aperto alla speranza, non si stanca di cercare. Ne trova diversi e li fa lavorare tutti, perché vuole che tutti siano partecipi del la voro per un buon risultato nella sua vigna, cioè nel suo Regno.
Non sorprende, al momento della paga, la mormorazione di alcuni operai, che pretendono di fare giustizia secondo le loro categorie, con la bilancia in equilibrio perfetto: tanto hai dato, a tanto hai diritto a ricevere. Ma la giustizia divina è equiparabile
a quella umana? Dice il Signore: «Sei invidioso perché io sono buono?».
A tutti noi sembra, troppe volte, che la sorte sia ingiusta con chi si è tormentato e sacrificato per una nobile causa o per rendere migliore la vita degli altri, e diciamo a noi stessi: «Non mi merito questo trattamento dal mio datore di lavoro, da mio figlio, dal vicino…perché ho agito al meglio, secondo l’insegnamento cristiano!».
Siamo capaci, in un contesto simile, di mettere da parte la gelosia e l’invidia verso chi sembra più fortunato di noi? Cerchiamo di non agire con il metro matematico della giustizia retributiva, ma sappiamo aprire il cuore alla generosità?

(da “Una comunità in ascolto di Matteo” – a cura degli insegnanti di religione cattolica della diocesi)