Il sì libero e pensato di Maria

domenica 8 settembre 2019

Domenica 8 settembre, nel giorno in cui la Chiesa fa memoria della Natività di Maria, l’arcivescovo Carlo ha presieduto in mattinata l’annuale pellegrinaggio diocesano al santuario mariano dell’isola di Barbana. Pubblichiamo di seguito l’omelia pronunciata da monsignor Redaelli.

 

Chi ha un minimo di conoscenza del Vangelo sa che spesso Gesù se così si può dire quasi si diverte a spiazzarci, a sorprenderci. Ovviamente non per metterci in difficoltà, ma per farci riflettere, per farci porre delle domande, per farci uscire da quello che ci sembra ovvio.

Così è per il Vangelo di oggi che ci presenta un particolare che suscita stupore. Qual è? Il fatto che dopo aver presentato i due esempi – del costruttore di una torre e del re che deve intraprendere una guerra che sembrano suggerire che anche per scegliere di essere cristiani, discepoli e amici del Signore bisogna pensarci bene prima di decidere e che anzi bisogna organizzarsi e avere tutto quanto serve, la conclusione di Gesù è: «Così chiunque di voi non rinuncia a tutti i suoi averi, non può essere mio discepolo». Sembra che Egli ci voglia dire che per essere suoi amici, più che organizzarci con tante risorse, con tante capacità,con tanti impegni, ecc. dobbiamo invece rinunciare a tuttoAnche la prima parte del Vangelo, dove Gesù afferma che dobbiamo voler bene anzitutto a Lui più che agli altri e anche a noi stessi e parla persino della croce, va nella stessa direzione.

Che cosa dire di fronte a questo? Ritengo intanto che restare un po’ perplessi davanti al Vangelo ci faccia solo bene. Per tutti noi intendo dire per chi è credente e viene in chiesa è infattifacile considerare il Vangelo come una realtà nota, scontata e, soprattutto, ritenerci, pur con i nostri peccati e limiti, più o meno a posto. Ma riflettendo bene, penso che possiamo anche dire che ovviamente Gesù non vuol affermare che non dobbiamo voler bene alle persone – a cominciare dai genitori, il marito, la moglie, i fratelli, i parenti, gli amici e le amiche – e neppure che dobbiamo buttar via i doni che ci ha dato (tutti ricordiamo la parabola dei talenti…) o che dobbiamo agire senza criterio e in modo imprudente. Vuole invece ricordarci che ciò che conta, se vogliamo essere cristiani, è amare Lui e fidarci totalmente di Lui e non di noi stessi e delle nostre capacità. Tutto il resto viene dopo e va lasciato perdere se diventa di ostacolo per il nostro essere discepoli di Gesù.

Si è poi discepoli nella vita concreta di ciascuno di noi. Dove ci viene chiesto di attuare le nostre capacità, di vivere i nostri impegni, di prenderci le nostre responsabilità (e oggi nella società e persino nella comunità cristiana molti rifuggono dalle responsabilità…). Il tutto con la saggezza, la prudenza e anche la generosità che sono necessari. E soprattutto con il dono dello Spirito Santo. Molto significativo a questo proposito quanto già diceva il libro della Sapienza e che la prima lettura ci riporta: «Chi avrebbe conosciuto il tuo volere, se tu non gli avessi dato la sapienza e dall’alto non gli avessi inviato il tuo santo spirito?».Lo Spirito Santo ci aiuta allora a cogliere quale sia la volontà di Dio per noi e poi ad attuarla nella concretezza della nostra vita di ogni giorno: a casa, in famiglia, nelle amicizie, sul lavoro e nelle responsabilità sociali.

Chi ha accolto la volontà di Dio con tutta disponibilità è stata Maria. Oggi celebriamo la sua nascita: un avvenimento che è stato ed è un dono speciale per tutta l’umanità. Una bambina che nasce corrispondente in tutto al disegno originario di Dio sull’uomo e sulla donna, un disegno che il peccato ha rovinato. Lei nasce come la piena di grazia, salvata dall’amore di Dio fin dall’origine, così come avremmo dovuto essere noi. Ma lo saremo anche noi, pieni di grazia – lo speriamo – in quanto redenti dalla croce di Cristo: Maria – non dimentichiamolo è solo la primizia dell’intera umanità. L’essere piena di grazia non l’ha costituita meno libera, anzi. E non l’ha resa meno responsabile davanti a Dio, agli altri, a se stessa. Per questo ha potuto dire in piena libertà e consapevolezza il suo sì al piano di Dio che la voleva madre di suo Figlio. Un sì libero, pensato (Maria vuole capire e interroga l’angelo), assunto nella piena consapevolezza della propria povertà: sono la serva del Signore. E proprio per questo lo Spirito Santo ha potuto agire in Lei rendendola madre del Verbo di Dio.

E’ sempre consolante venire in un santuario mariano come questo, così ricco di preghiera, così carico di grazie. Venire qui non solo per affidare a Maria preoccupazioni, sofferenze, difficoltà, per raccomandarci alla sua intercessione e anche per dirle grazie. Ma soprattutto per contemplare la sua vita, la sua disponibilità alla volontà di Dio, il suo essere docile allo Spirito Santo. Una disponibilità e una docilità che è la prima grazia da chiedere qui. Perché ciò che conta è attuare, ciascuno secondo la propria vocazione e le proprie caratteristiche, la volontà di Dio su di noi. Ed è sicuramente una volontà di bene, di amore, perché tutti siamo chiamati a essere figlie e figli suoi. Maria di questo santuario di Barbana, caro a tutti noi, lo sa bene e siamo certi che si assiste e ci assisterà con il suo amore materno.

Un santuario che sta vivendo un delicato momento di passaggio. Finora è stato custodito dai Frati minori di san Francesco, che ora lo lasciano per il venir meno delle forze e delle vocazioni. Tutti dobbiamo ringraziarli di cuore per il loro impegno di anni, anzi di decenni di intensa preghiera, di accoglienza premurosa dei pellegrini e degli ospiti, di testimonianza preziosa della misericordia di Dio. E tutti li accompagniamo con qualche dispiacere ovviamente, ma con la promessa della nostra preghiera riconoscente.

Preghiera che rivolgiamo a Maria anche per chi arriverà e che spero sarà presto possibile presentare a tutta la comunità diocesana, una volta chiariti alcuni necessari passaggi (anche il vescovo con i suoi collaboratori – come dice il Vangelo – deve sedersi prima per valutare ogni cosa con saggezza e molta fiducia in Maria).

In ogni caso questo santuario, che ci è così prezioso, non verrà abbandonato. Non dalla Madonna, non dai pellegrini e dai devoti, né da chi ha dato la disponibilità per custodirlo in futuro. E sicuramente, almeno nel cuore, neppure dai cari frati che finora sono vissuti su questa isola benedetta.

Maria di Barbana aiuti tutti noi a essere veri discepoli del Signore. E’ la grazia più grande che ci può ottenere. E’ ciò che alla fine conta. E ci conceda di ritrovarci un giorno tutti con Lei nel Regno di Dio.

+ vescovo Carlo

 

in serata, poi, mons, Redaelli ha presieduto nel santuario monfalconese della Marcelliana, la liturgia eucaristica. 

 

Chi ha un minimo di conoscenza del Vangelo sa che spesso Gesù – se così si può dire quasi si diverte a spiazzarci, a sorprenderci. Ovviamente non per metterci in difficoltà, ma per farci riflettere, per farci porre delle domande, per farci uscire da quello che ci sembra ovvio.

Così è per il Vangelo di oggi che ci presenta un particolare che suscita stupore. Qual è? Il fatto che dopo aver presentato i due esempi – del costruttore di una torre e del re che deve intraprendere una guerra che sembrano suggerire che anche per scegliere di essere cristiani, discepoli e amici del Signore bisogna pensarci bene prima di decidere e che anzi bisogna organizzarsi e avere tutto quanto serve, la conclusione di Gesù è: «Così chiunque di voi non rinuncia a tutti i suoi averi, non può essere mio discepolo». Sembra che Egli ci voglia dire che per essere suoi amici, più che organizzarci con tante risorse, con tante capacità, con tanti impegni, ecc. dobbiamo invece rinunciare a tutto… Anche la prima parte del Vangelo, dove Gesù afferma che dobbiamo voler bene anzitutto a Lui più che agli altri e anche a noi stessi e parla persino della croce, va nella stessa direzione.

Che cosa dire di fronte a questo? Ritengo intanto che restare un po’ perplessi davanti al Vangelo ci faccia solo bene. Per tutti noi – intendo dire per chi è credente e viene in chiesa è infatti facile considerare il Vangelo come una realtà nota, scontata e, soprattutto, ritenerci, pur con i nostri peccati e limiti, più o meno a posto. Ma riflettendo bene, penso che possiamo anche dire che ovviamente Gesù non vuol affermare che non dobbiamo voler bene alle persone – a cominciare dai genitori, il marito, la moglie, i fratelli, i parenti, gli amici e le amiche – e neppure che dobbiamo buttar via i doni che ci ha dato (tutti ricordiamo la parabola dei talenti…) o che dobbiamo agire senza criterio e in modo imprudente. Vuole invece ricordarci che ciò che conta, se vogliamo essere cristiani, è amare Lui e fidarci totalmente di Lui e non di noi stessi e delle nostre capacità. Tutto il resto viene dopo e va lasciato perdere se diventa di ostacolo per il nostro essere discepoli di Gesù.

Si è poi discepoli nella vita concreta di ciascuno di noi. Dove ci viene chiesto di attuare le nostre capacità, di vivere i nostri impegni, di prenderci le nostre responsabilità (e oggi nella società e persino nella comunità cristiana molti rifuggono dalle responsabilità…). Il tutto con la saggezza, la prudenza e anche la generosità che sono necessari. E soprattutto con il dono dello Spirito Santo. Molto significativo a questo proposito quanto già diceva il libro della Sapienza e che la prima lettura ci riporta: «Chi avrebbe conosciuto il tuo volere, se tu non gli avessi dato la sapienza e dall’alto non gli avessi inviato il tuo santo spirito?». Lo Spirito Santo ci aiuta allora a cogliere quale sia la volontà di Dio per noi e poi ad attuarla nella concretezza della nostra vita di ogni giorno: a casa, in famiglia, nelle amicizie, sul lavoro e nelle responsabilità sociali.

Chi ha accolto la volontà di Dio con tutta disponibilità è stata Maria. Oggi celebriamo la sua nascita: un avvenimento che è stato ed è un dono speciale per tutta l’umanità. Una bambina che nasce corrispondente in tutto al disegno originario di Dio sull’uomo e sulla donna, un disegno che il peccato ha rovinato. Lei nasce come la piena di grazia, salvata dall’amore di Dio fin dall’origine, così come avremmo dovuto essere noi. Ma lo saremo anche noi, pieni di grazia – lo speriamo – in quanto redenti dalla croce di Cristo: Maria – non dimentichiamolo è solo la primizia dell’intera umanità. L’essere piena di grazia non l’ha costituita meno libera, anzi. E non l’ha resa meno responsabile davanti a Dio, agli altri, a se stessa. Per questo ha potuto dire in piena libertà e consapevolezza il suo sì al piano di Dio che la voleva madre di suo Figlio. Un sì libero, pensato (Maria vuole capire e interroga l’angelo), assunto nella piena consapevolezza della propria povertà: sono la serva del Signore. E proprio per questo lo Spirito Santo ha potuto agire in Lei rendendola madre del Verbo di Dio.

E’ sempre consolante venire in un santuario mariano come questo, così caro a tutti voi. Venire qui non solo per affidare a Maria preoccupazioni, sofferenze, difficoltà, per raccomandarci alla sua intercessione e anche per dirle grazie. Ma soprattutto per contemplare la sua vita, la sua disponibilità alla volontà di Dio, il suo essere docile allo Spirito Santo. Una disponibilità e una docilità che è la prima grazia da chiedere qui. Perché ciò che conta è attuare, ciascuno secondo la propria vocazione e le proprie caratteristiche, la volontà di Dio su di noi. Ed è sicuramente una volontà di bene, di amore, perché tutti siamo chiamati a essere figlie e figli suoi.

Un primo segno di questo amore sono le persone che già ora prestano la loro opera perché la Marcelliana sia un ambiente bello e accogliente, ove si prega e si vive volentieri assieme a questa comunità parrocchiale.

Un ambiente e una comunità che sta vivendo un momento di grazia. I frati minori di san Francesco, presenti qui fino ad alcuni anni fa, hanno dato la disponibilità a riprendere tra qualche mese la loro presenza e il loro servizio. Purtroppo la nostra gioia è un po’ a metà, perché stamattina a Barbana ho dato la notizia che invece chiuderanno definitivamente la loro presenza su quell’isola e presso quel santuario. Verranno qui in una realtà che nel frattempo è cambiata anche dal punto di vista ecclesiale. La parrocchia della Marcelliana, infatti, è e resterà inserita nella unità pastorale col medesimo parroco, con l’impegno condiviso con le altre parrocchie, dopo un anno di rodaggio, a continuare in modo ancora più deciso in un cammino di comunione, di missionarietà, di ministerialità e di testimonianza evangelica nella città. I frati, che qui verranno, si sono dichiarati pienamente disponibili – e di questo già li ringrazio – a collaborare nell’unità pastorale e anche a dare una mano, dove occorre, all’attività pastorale delle parrocchie vicine in città e nei dintorni. Ovviamente garantiranno una presenza di accoglienza, di ascolto e di possibilità di confessioni in particolare in questa chiesa. Senza dimenticare il servizio alla Parola di Dio, quella Parola che anche quest’anno sarà al centro del cammino pastorale della nostra diocesi, attraverso i Gruppi della Parola (che mi auguro numerosi in questa città) e con altre iniziative.

Preghiamo allora Maria perché questa bella opportunità che ci viene insperabilmente donata, ci aiuti tutti a crescere nel cammino del Vangelo secondo la volontà del Signore che ci vuole suoi veri discepoli.

+ vescovo Carlo

 

(foto Veronica Rodeghiero)