Il tesoro e la perla

mercoledì 26 luglio 2017

Mt 13, 44-52

Il regno dei cieli è simile a un tesoro nascosto nel campo; un uomo lo trova e lo nasconde; poi va, pieno di gioia, vende tutti i suoi averi e compra quel campo.
Il regno dei cieli è simile anche a un mercante che va in cerca di perle preziose; trovata una perla di grande valore, va, vende tutti i suoi averi e la compra.
Ancora, il regno dei cieli è simile a una rete gettata nel mare, che raccoglie ogni genere di pesci. Quando è piena, i pescatori la tirano a riva, si mettono a sedere, raccolgono i pesci buoni nei canestri e buttano via i cattivi. Così sarà alla fine del mondo. Verranno gli angeli e separeranno i cattivi dai buoni e li getteranno nella fornace ardente , dove sarà pianto e stridore di denti.
Avete compreso tutte queste cose?”. Gli risposero: “Sì”. Ed egli disse loro: “Per questo ogni scriba, divenuto discepolo del regno dei cieli, è simile a un padrone di casa che estrae dal suo tesoro cose nuove e cose antiche”.

Il regno di Dio. Un primato che viene sottolineato bene nella parabola della perla preziosa. Tutti sapevano il valore delle perle che, assieme all’oro, erano allora quanto di più prezioso si conoscesse.
Ma l’avvenimento inatteso, per un mercante, è aver individuato una perla che ai suoi occhi ha un valore enorme. Allora vende tutto ciò che possiede e la compra: ne vale certamente la pena.
La perla è l’incontro con Gesù: quell’incontro che bisogna accogliere e che trasforma la vita. Gesù, rivelatore del Padre, vuole farci comprendere che nella vita ciò che conta è proprio la costruzione del regno di Dio.
Il cristiano, quindi, è colui che non tentenna, che non rimane tiepido, che non ha paura di mettere in gioco la propria vita. É colui che gioca il tutto per tutto.
Il Regno è l’unica cosa che ci può salvare dal rischio supremo della vita che è quello di fallire il fine per cui siamo in questo mondo: la piena comunione d’amore in Dio con i fratelli. Per i discepoli non è la prima volta in cui si sentono messi di fronte al fatto di dover lasciare tutto, per seguire Gesù.
É sempre difficile lasciare le certezze di ogni giorno, un bene certo per uno promesso. Ma è un invito concreto al cristiano dei giorni feriali a mettere Dio al primo posto, affinché tutto converga a Lui.

(da “Una comunità in ascolto di Matteo” – a cura degli insegnanti di religione cattolica della diocesi)