In cammino verso la grotta di Betlemme

lunedì 10 dicembre 2018

È stata la parrocchia di S. Anna a Gorizia, da poco in Unità pastorale con la Cattedrale, S. Ignazio e S. Rocco, ad accogliere a fine novembre le Zelatrici e Amici del Seminario, riuniti per l’Adorazione. E che Adorazione! Abbiamo camminato verso la grotta di Betlemme in comunione con tutta la Chiesa, per contemplare e adorare il Verbo fatto carne. Abbiamo contemplato con gli occhi di Maria, l’Eucaristia. Una terra: il paradiso; una discendenza: la Chiesa, e la salvezza che si realizza per tutti i popoli, per ogni uomo.
Come cristiani abbiamo ricordato “soprattutto la morte e la risurrezione di Gesù, nelle quali si è condensato – per così dire – tutto il suo pensiero e tutto il suo agire” (Anselm Grün).
Non è mancata la preghiera di intercessione al Padre per noi e per le nostre comunità, i giovani e i consacrati, le coppie di sposi e i presbiteri.
“Niente è più freddo di un cristiano che non si interessa della salvezza degli altri. Non dire: mi è impossibile trascinare gli altri; se sei cristiano, è impossibile che questo non avvenga. Sarebbe più facile per la luce essere tenebra, che per un cristiano non diffondere luce intorno a sé” (S. Giovanni Crisostomo).
“Fino al giorno in cui tu verrai, donaci di venire a te sempre più numerosi. Amen”. (Jean Galot).
Ecco di seguito il testo dei biglietti di Auguri del nostro Arcivescovo Carlo alle Zelatrici e Amici del Seminario: “Carissime Zelatrici e Amici del Seminario,
come avete potuto vedere, questo nuovo inizio d’anno pastorale ci ha riservato la formazione in diocesi di tante Unità pastorali ed ora ci sono ancora tra voi non poche perplessità. Mi sento, quindi, più che mai in dovere di dirvi che “è in questo mondo e in questa epoca di crisi o, se vogliamo vederla positivamente, di transizione, che il Signore ci chiede di vivere secondo il Vangelo. E ce ne chiederà conto. Ma insieme ce ne dà la grazia”. Come non rispondergli allora positivamente, nonostante le difficoltà del tempo presente!
Nei diversi anni che sono tra voi vi ho visto coltivare la fede con tanta preghiera e sono certo che altrettanta cura rivolgete alla Parola di Dio, non accontentandovi di ascoltarla nella messa domenicale, ma approfondendola nei vari incontri.
Vorrei ora che il vostro background, corroborato da un buon discernimento, possa esplodere in termini missionari: “Non stancatevi mai di parlare della vostra bella esperienza di uomini e donne che pregano per le vocazioni, in primis per quelle sacerdotali e religiose!”. Raccontate ai giovani la preziosità delle scelte per le quali vi “spendete” da anni. Sono certo che il Signore, che vede il vostro impegno serio e convinto, non tarderà a mandare nuovi operai nella sua messe. Continuate incessantemente a intercedere con fiducia per i tanti giovani in ricerca e i frutti non mancheranno. C’è una meta e c’è un mandato che ci è stato affidato!
Attendendo di incontrarvi nella già annunciata Visita pastorale, possa questo Santo Natale portare tanta gioia e pace nei vostri cuori, nelle vostre famiglie, tra i vostri cari. La mia benedizione scenda copiosa su di voi. Amen”.
L’immagine stampata quest’anno sul biglietto di auguri raffigura il presepe napoletano (preesistente al presepe di Greccio, già dal 1025) di S. Salvatore inaugurato presso la Custodia di Terrae Sanctae nel novembre del 2014.
In quell’occasione mons. Francesco Iannone si espresse così: “Il Presepe napoletano, a dispetto del suo linguaggio e della sua ambientazione popolare, racconta in forma di parabola, come il vangelo, il mistero del Natale, la verità e la gioia del Dio cristiano. Esso rappresenta quasi una teologia per immagini. Il presepe, infatti, vuole invitare innanzitutto a guardare. Il presepe napoletano è, inoltre, ricco di figure, quasi affollato, con ogni statuina diversa dall’altra. E così racconta ancora un altro tratto del Dio Cristiano. Il Dio di Gesù Cristo non è un Dio generico, astratto, ma il Dio del particolare, che si lega a persone e volti concreti, che sceglie un popolo particolare. Egli si dà nel particolare fino a identificarsi nel volto umano di Gesù di Nazareth, in quel frammento di vita e di storia che rivela e comunica il Tutto.
La folla del presepe napoletano, fatta di incontri, di luoghi e vita quotidiani, rimanda a un aspetto ancora più centrale. Esso annuncia con forza la verità e la logica dell’Incarnazione. Esso propone una nuova relazione con la diversità e una rinnovata prospettiva per costruire la pace nell’unità. Nel presepe c’è spazio per tutti, ricchi e poveri, pastori e magi, ebrei e stranieri, uomini e donne, adulti e bambini e nessuno si sente minacciato dagli altri”.

a cura di Angela Ceccotti