“Io sono il pane della vita”

mercoledì 8 agosto 2018

Domenica 12 agosto
1Re 19,4-8; Ef 4,30-5,2; Gv 6,41-51

La Messa di oggi porta avanti la lettura del capitolo VI di Giovanni, che, dopo la moltiplicazione dei pani e dei pesci, vede il confronto tra Gesù, che intende portare i giudei a comprendere il “segno” che quel fatto miracoloso intendeva manifestare, e i giudei stessi, che hanno mangiato quel pane, ma non vogliono intenderne il significato.
La gente mormora contro Gesù perché ha detto: “Io sono il pane disceso dal cielo”. Gesù risponde portando avanti la rivelazione di quella verità che il “segno” del pane intendeva significare.
Annuncia quindi la sua origine da Dio, “il Padre che mi ha mandato”, e annuncia che proprio perché è figlio di Dio, risusciterà nell’ultimo giorno coloro “che il Padre mi ha dato”, perché è “il Padre che mi ha mandato” ad attirare alla fede in Lui quelli che crederanno.
Il brano è una progressiva rivelazione non solo dell’opera di Cristo, ma anche della sua origine e della sua natura: Lui, che è figlio di Dio Padre, è da lui mandato ad annunciare l’amore del Padre.
La salvezza sta nel credere questo: e a questa fede potranno giungere tutti “perché tutti saranno istruiti da Dio”, come promesso dai profeti.
La rivelazione del Padre e della missione del Figlio suo Gesù procede sottolineando, nel brano evangelico, che la salvezza viene unicamente dalla fede in Gesù, Figlio di Dio Padre, perché solo lui ha visto il Padre. Quindi: “chi crede” in Gesù “ha la vita eterna”.
A questo punto, Gesù spiega esattamente il significato del “segno” della moltiplicazione dei pani: “Io sono il pane della vita”, a differenza della manna data ai padri nel deserto, che non donava l’immortalità. Gesù è invece “Il pane disceso dal cielo perché chi ne mangia non muoia”.
E aggiunge: “Io sono il pane vivo disceso dal cielo. Se uno mangia di questo pane vivrà in eterno”. Con l’aggiunta: “E il pane che io darò è la mia carne”. È la rivelazione profetica dell’Eucaristia, che sarà donata da Gesù nell’ultima cena, ai suoi apostoli. Eucaristia che è donata “per la vita del mondo”.
La lettura del capitolo VI di Giovanni si interrompe qui, per ora, per riprendere nelle due prossime domeniche. Il messaggio dato nelle parti del capitolo VI lette fin qui è chiaro e progressivo. Anzitutto: Gesù rivela se stesso come Figlio del Padre, mandato sulla terra per la salvezza del mondo.
Quindi – ecco la prima conseguenza – la salvezza sta nel credere in Lui; è la fede in Gesù, figlio di Dio e Dio come il Padre, la strada per la salvezza eterna. Inoltre – ed è l’insegnamento specifico del brano di oggi -, la salvezza che Gesù dona a chi crede in lui sta nel cibarsi di Lui che è il pane disceso dal cielo per la salvezza degli uomini e delle donne di questo mondo.
È preannunciato il dono dell’Eucaristia.

ASSUNZIONE DELLA VERGINE MARIA

Ap 11,19a; 12,1–6a.10ab; 1Cor 15,20–27a; Lc 1,39-56

L’Assunzione di Maria al termine della sua vita terrena, non narrata nel Nuovo Testamento, è nella fede certa della Chiesa fin dal VII secolo ed è stata definita come dogma nel 1950. I testi biblici del giorno ci guidano a leggere la vicenda di Maria nella più ampia storia della redenzione.
Il brano dell’Apocalisse narra di due segni che appaiono nel cielo: il “segno grandioso” della donna che partorisce “un figlio maschio destinato a governare tutte le nazioni”; e “un altro segno… un enorme drago rosso con sette teste e dieci corna”. Il drago vuole divorare il bambino partorito dalla donna, ma il figlio è “rapito verso Dio”, mentre la donna è salvata dall’intervento divino. La salvezza di Cristo è così compiuta.
È la storia dell’umanità, nella quale la Chiesa, che deve portare Cristo nel mondo, si troverà sempre a combattere contro il demonio che vuole impedire che questo avvenga. Ma la conclusione sarà la vittoria “del regno del nostro Dio” in virtù della “potenza del suo Cristo”.
Il messaggio è completato dal brano della seconda lettera ai Corinzi che profetizza: Cristo, risuscitato dai morti, darà la risurrezione e la vita eterna a tutti quelli che sono di Cristo; “Come in Adamo tutti muoiono, così in Cristo tutti riceveranno la vita”: si realizzerà così la vittoria definitiva del bene e il Regno eterno di Dio in cui la morte sarà annientata.
Ma chi entrerà in questa salvezza? Risponde Maria stessa nel “Magnificat”: nell’incontro con Elisabetta, preannuncia che godranno dell’eternità beata in Dio tutti quelli che sono “di Cristo”: “Ha guardato l’umiltà della sua serva… ha disperso i superbi… ha rovesciato i potenti… ha innalzato gli umili… ha ricolmato di beni gli affamati… ha rimandato i ricchi a mani vuote”. La salvezza è degli umili, che si riconoscono servi del Signore; e dei poveri che basano la loro vita solo su Dio.
Insieme, i testi biblici della Messa, narrano profeticamente la storia dell’umanità: sarà sempre guerra tra bene e male, ma la vittoria finale sarà del bene; allora tutti quelli che sono “di Cristo” parteciperanno alla sua risurrezione. Di tutto questo, la Madre di Gesù, Maria, è la prima testimone; lei, che ha portato Cristo nel mondo, è figura della Chiesa, trasfigurata nella donna vestita di sole dell’Apocalisse; in lei per prima si è realizzata la profezia della salvezza eterna, perché ha vinto la battaglia contro il male ed ha raggiunto per prima il destino a cui tutti i cristiani sono predestinati. La solennità dell’Assunzione preannuncia la meta a cui sono chiamati tutti coloro che, come lei, combattono il male e lottano per generare sempre nuovamente nei secoli la salvezza di Cristo Signore.

Vincenzo Rini