La Giornata mondiale del malato in diocesi

mercoledì 5 febbraio 2020

Un’altra Giornata perché nessuno dimentichi dentro lo scorrere dei giorni la fondamentale esperienza della consolazione ricevuta e offerta, magari ancora da ricevere e da offrire. Un’esperienza che per i credenti nasce e si sostiene nel Vangelo : “Venite a me, voi tutti che siete stanchi e oppressi e io vi darò ristoro”( Mt. 11,28). Parole concrete, autentiche , reali rivolte ai tanti malati e feriti nella vita, ma anche a coloro che sono chiamati a prendersi cura dei fratelli e delle sorelle bisognosi. Concentrare cuore e mente sulla Buona Notizia, Parola fatta storia, conferma l’uomo nel fatto di essere amato e salvato, porta senso a quello che è e che fa, dona forza per stare dentro la vita e affrontarla, per stare accanto. E permette di essere felici. Essere felice, per la persona malata, ma anche per chi la assiste – come scrive il Papa nel messaggio di questa XXVIII Giornata mondiale del malato- vuol dire innanzitutto che “ gli interrogativi e le inquietudini presenti nella notte del corpo e dello spirito troveranno forza per essere attraversati”.

“ Io vi darò ristoro” afferma appassionato Gesù. Lui rinnova la dimensione della fede, del coraggio e fa riprendere fiato. E’ un continuo invito a seguirlo, a lavorare con Lui, a voler bene con e come Lui, a commuoversi con Lui su quelle folle stanche e sfinite, soprattutto sui malati sempre presenti. La Giornata allora é espressione di fede,  promuove la speranza ma anche la responsabilità perché tutti operino per scardinare la cultura dello scarto, dell’indifferenza, dell’individualismo e della fretta che non permette l’incontro. L’incontro, potente medicina per dare qualità al nostro essere uomini, società. 

Sempre papa Francesco nell’enciclica Lumen  Fidei scrive: “ All’uomo che soffre, Dio non dona un ragionamento che spieghi tutto, ma offre la sua risposta nella forma di una presenza che accompagna, di una storia di bene che si unisce a una storia di sofferenza per aprire un varco di luce”(58). Ogni tipo di malattia, sia essa fisica, morale o spirituale, deve essere alleviata, consolata.  E la parola è il primo strumento per comunicare consolazione.
Un noto psichiatra e saggista di Novara, il dottor Eugenio Borgna, afferma che “ le parole sono creature viventi, sono pozzi artesiani, non sono mai inerti e mute, comunicano sempre qualcosa, sono impegnative per chi le dice, e per chi le ascolta, cambiano di significato nella misura in cui cambiano i nostri stati d’animo…..le parole una volta dette, non ci appartengono più, e hanno una grande importanza nell’aprire un cuore alla speranza, o nell’avviarlo alla disperazione”.

Quindi attenzione a quello che si dice. 

Quando vogliamo consolare dovremmo essere capaci di dire parole che nascano dalla misericordia, che sappiano cioè accogliere , e fare proprie, le voci del dolore e dell’angoscia, della tristezza e della disperazione, delle inquietudini e dei trasalimenti dell’anima. Le parole che consolano sono quelle che si accompagnano a sguardi, a volti, a silenzi, a mani che si stringono, talvolta a carezze che dicono gentilezza e prossimità. Nell’opera di L.N. Tolstoj, La morte di Ivan Il’ič , si evidenzia uno dei gravi errori umani in cui talvolta è possibile cadere, ossia considerare il malato come oggetto di cura e non soggetto di cura. Il protagonista , un uomo di carriera, consigliere di Corte d’Appello a San Pietroburgo, si trova colpito da una malattia che lo porterà alla morte. Il medico, distaccato e professionale,  aveva come unica preoccupazione quella di cogliere se il problema era rene mobile o intestino cieco per avviare alcune pratiche di cura. “ Dalle parole del dottore, Ivan si creò la convinzione di essere molto ammalato. E capì che la cosa non importava un gran che al dottore e, in fondo, nemmeno agli altri. Ma lui stava male. La scoperta lo ferì dolorosamente, suscitandogli un sentimento di pena verso se stesso e di rabbia verso il dottore, indifferente a una questione tanto importante”.

Nessuno deve essere privato e nessuno deve privare della consolazione. Così si attualizza Matteo 11,28 con responsabilità umana… tutto è più lieve. E questo dovrebbe essere il punto di partenza perché ogni riforma sanitaria sia buona e porti risultato nel territorio e nel tempo.

Don Mirko Franetovich 

Direttore  Ufficio diocesano Pastorale della Salute

 

Questi gli appuntamenti in diocesi

Sabato 8 febbraio 

  • – ore 10 – Auditorium Ospedale san Polo di Monfalcone : Celebrazione Eucaristica annuale per Associazione Laringectomizzati Friuli Venezia Giulia. Presiede : don Mirko Franetovich, direttore ufficio diocesano pastorale della salute;
  •  ore 15 – Ronchi dei Legionari- Parrocchia Maria Madre della Chiesa : Incontro formativo operatori pastorale della salute e ministri straordinari Eucarestia. Tema : L’Eucarestia…forma della Chiesa”. Relatore: don Francesco Rossi, stimmatino, direttore ufficio Iniziazione cristiana adulti dell’Arcidiocesi di Udine;

Lunedì 10 febbraio :

  • ore 19- Turriaco- Parrocchia san Rocco : Veglia mariana guidata dall’Unitalsi. Presiede: don Carlo Bolcina, vicario episcopale e assistente diocesano Unitalsi

Martedì 11 febbraio  GIORNATA MONDIALE DEL MALATO :

  • ore 15- Auditorium Ospedale san Polo di Monfalcone 
  •  ore 15.30- Celebrazione Eucaristica diocesana. Presiede : mons. Armando Zorzin, vicario generale dell’Arcidiocesi

Venerdì 14 febbraio :

  • ore 15.30 Aurisina – Casa di Cura ” Pineta del carso” : L’ Arcivescovo Carlo incontra la Direzione e il personale della struttura
  • ore 16.30 presso la palazzina C della struttura : Celebrazione Eucaristica con i degenti. Presiede : Arcivescovo Carlo

Inoltre, particolarmente nella domenica 9 febbraio i parroci sono invitati (anche in altra data ritenuta opportuna), durante la santa messa parrocchiale,  a celebrare il sacramento dell’unzione dei malati, preparando nei giorni precedenti alcune persone. Anche questo è senz’altro un modo per esprimere la sensibilità della Chiesa e allo stesso tempo per comunicare il senso e il valore di questo sacramento.