La mamma del vescovo Carlo nella Luce del Risorto

lunedì 17 febbraio 2020

Nella mattina di venerdì 14 febbraio è entrata nella Luce di Dio la signora Giovanna Terribile, mamma dell’Arcivescovo Carlo. L’affidiamo alla generosa misericordia di Dio e ci stringiamo a mons. Redaelli ed ai suoi familiari.

il funerale sono stati celebrati lunedì 17 febbraio alle ore 14.45 nella parrocchia S. Maria Beltrade a Milano. Il rito, presieduto dal vescovo Carlo, è stato concelebrato da una trentina di sacerdoti fra cui alcuni giunti dalla diocesi di Gorizia.

Pubblichiamo di seguito l’omelia pronunciata da mons. Redaelli.

Stiamo celebrando delle esequie. Una celebrazione che ci mette ancora una volta a confronto con il mistero della morte e anche con quello della vita, terrena ed eterna. La Parola di Dio ci dice molto circa queste realtà con cui tutti siamo chiamati a confrontarci, ma non svela del tutto il mistero sul nostro destino eterno. Lascia comunque spazio alla fede e alla speranza.

Anche san Giovanni nella sua prima lettera – lo abbiamo ascoltato nella prima lettura lo conferma: “ciò che saremo non è stato ancora rivelato”. Usa però il termine “ancora” per dire che ci sarà comunque una rivelazione. E questo è importante: il mistero verrà svelato. Per ora resta ancora nascosto, ma solo in parte. L’apostolo Giovanni fa infatti alcune importanti affermazioni prima e dopo la frase circa ciò che non è stato ancora rivelato. Affermazioni importanti, decisive per noi che stiamo pregando per chi ci ha lasciato e che siamo consci che anche la nostra vita terrena avrà un termine.

Vorrei riprenderle con voi. Giovanni dice anzitutto: “vedete quale grande amore ci ha dato il Padre per essere chiamati figli di Dio e lo siamo realmente”. Si parla di amore e di amore grande. Noi a volte abbiamo paura di parlare d’amore, ci sembra un termine usurato, una realtà banalizzata. Eppure c’è e lo si sperimenta anche e forse di più nei momenti di dolore e di prova. La sensazione mia e dei miei fratelli in questi giorni è proprio quella di essere mantenuti a galla nel mare del luttodalla forza dell’amore e delle preghiere di tante persone che come voi ci sono vicine.

Ma il nostro amore è solo un riflesso dell’amore di Dio. Giovanni chiama Dio con il nome giusto: Padre. Se mi chiedo in questi giorni dove è finita nostra mamma Gianna, la risposta non può essere che una: nelle tenere braccia amorose del Padre.

Padre non da oggi, ma da sempre, perché da sempre ci ama. In particolare da quando con il battesimo siamo diventati figli. Ha ragione papa Francesco nel ricordarci spesso quanto è importante festeggiare l’anniversario del nostro battesimo: quel giorno è stata detta per noi la parola definitiva. Quasi 91 anni fa – e dobbiamo ringraziare il Signore di questa lunga vita – quella parola definitiva è stata pronunciata anche per mamma Gianna. Figlia di Dio e per sempre. La morte non cambia questa realtà. Perché solo in apparenza la morte è definitiva, in realtà è definitivo il battesimo, l’essere figli di Dio, la nostra vita in Dio.

Giovanni aggiunge poi qualcosa per il dopo: “sappiamo però che quando egli si sarà manifestato, noi saremo simili a lui, perché lo vedremo così come egli è”. Per sé noi siamo già simili a lui, ma spesso non lo sappiamo, non ne abbiamo consapevolezza né per noi, né per gli altri. La visione di lui ci svelerà ogni cosa.

Il Signore però ci ha già rivelato molto, per esempio che lui è nell’affamato, nell’assetato, nel malato, nel prigioniero, nello straniero,… e che su quello che avremmo fatto per lui presente in queste persone verremo giudicati. Saremo quindi giudicati sull’amore. E mamma Gianna ha sicuramente amato nella sua vita, l’ha veramente spesa per gli altri, anzitutto per i propri cari e non solo. Su questo non abbiamo dubbi.

Ha amato e ha anche creduto. Con la fede di quei piccoli per cui Gesù nel Vangelo loda il Padre. Quei piccoli talvolta stanchi e oppressi, ma che sanno di trovare ristoro nel Signore, mite e umile di cuore, appunto anche lui un “piccolo”.

Mia mamma appartiene a quella generazione di tante donne credenti che hanno affrontato con una fede limpida e schietta le difficoltà della guerra e della ricostruzione, l’impegno del lavoro, il lasciare il paese per trasferirsi in una grande città, la dedizione al marito e ai figli, la cura dei genitori anziani, i lutti e le malattie, e così via. Niente di speciale, viene da dire. Appunto, niente di speciale se non il Vangelo vissuto.

Vorrei però raccogliere tre caratteristiche della fede di nostra mamma Gianna: restano come un’eredità, una consegna per noi figli, per i nipoti, ma anche penso per tutti.

La prima è la familiarità con il Signore, con la Madonna, con i Santi. Una familiarità che era confidenza, un continuo rivolgersi al Sacro Cuore, alla Madonna dei poveri, a sant’Antonio, a san Giovanni Bosco, al card. Schuster. Con grande fiducia e semplicità.

La seconda è quella di una sorta di fanciullezza nella fede: nostra mamma nel rapporto con il Signore è rimasta sempre un po’ bambina con quel misto di ingenuità e di furbizia propria dei bambini. Pur non avendo potuto fare grandi studi, aveva letto anche libri impegnativi, ma quello più letto e riletto è stato “Don Bosco che ride”, pieno di fatterelli semplici e giocosi della vita del santo in cui lei si identificava.

Infine un’ultima caratteristica della sua fede, in apparenza contradittoria con quella che ho appena ricordato, era la serietà. Mi è capitato più volte di ricordare una confidenza ricevuta da mia mamma quando papà si era ammalato gravemente appena andato in pensione. Cioè che per un certo tempo aveva recitato il Padre nostro, ma saltando la frase “sia fatta la tua volontà”. Non era d’accordo con Dio che aveva permesso la malattia del suo amato Rino. Solo dopo un lungo percorso di maturazione e di lotta nella fede, aveva ripreso a dire il Padre nostro tutto interofidandosi di Dio. Per lei la preghiera non era una recitazione, ma qualcosa che impegnava la vita.

Vorrei concludere augurando con voi a mamma Gianna che si avveri per lei in pienezza il desiderio espresso dal salmo responsoriale: “Una cosa ho chiesto al Signore, questa sola io cerco: abitare nella casa del Signore tutti i giorni della mia vita”. Una vita che è ormai definitivamente eterna con il Signore, la Madonna, i suoi santi, suo marito e tutte le persone care che l’hanno preceduta e che ora l’accolgono – ne siamo certi in Cielo.  

+ vescovo Carlo