La nostra interiorità è piena di Dio

mercoledì 17 febbraio 2021

Mercoledì 17 febbraio 2021 l’arcivescovo Carlo ha presieduto in cattedrale la liturgia eucaristica nel mercoledì delle ceneri pronunciando la seguente omelia. 

Incomincia oggi la Quaresima. Penso che a molti di noi venga spontaneo pensare che in realtà siamo in Quaresima ormai da un anno: non c’è bisogno di scegliere molte penitenze o digiuni visto i disagi e le limitazioni che la pandemia ci impone, per non parlare della sofferenza di chi è stato coinvolto di persona dalla malattia, con forme più o meno gravi, o ha avuto parenti e amici malati e deceduti.

Il Signore però ci chiede anche quest’anno di vivere il tempo forte della Quaresima nella sua specificità: certo dentro la concretezza della storia in cui ci troviamo, ma non perdendo la sua forza evangelica. Possiamo allora domandarci che cosa è la Quaresima e cercare di approfondire almeno alcuni suoi aspetti.

Una prima annotazione, in apparenza banale, riguarda il fatto che la Quaresima è un tempo liturgico che non ha in sé il suo senso. Intendo dire che il senso della Quaresima è la Pasqua. Il mistero pasquale, la morte e risurrezione di Gesù dà il significato alla Quaresima. Senza la Pasqua, il tempo quaresimale sarebbe solo un succedersi di giorni chiusi in se stessi con la loro inevitabile tristezza e pesantezza o – ed è forse peggio – sarebbe uno sforzo titanico di autoconversione, di autosalvezza. Una Quaresima senza la Pasqua sarebbe come un deserto senza una terra promessa, un esilio senza un ritorno. Il riferimento alla Pasqua non toglie impegno e fatica alla Quaresima: i quaranta giorni devono trascorrere tutti, non c’è una scorciatoia temporale per saltarli. Però c’è la Pasqua.

Pasqua che non è il lieto fine, ma è morte e risurrezione, è peccato e misericordia, è odio e amore. Una risurrezione, una misericordia, un amore che non cancellano la morte, il peccato, l’odio ma li assumono in sé e li trasformano. Il Risorto è e sarà sempre il Crocifisso, porterà per sempre nel suo corpo glorificato i segni della passione, trasformati da ferite inferte dall’odio in cicatrici disegnate dall’amore. La Quaresima è allora un itinerario verso la Pasqua che assume da subito la logica della Pasqua, un cammino dalla morte alla vita, dal peccato al perdono, dall’odio all’amore. Oggi, giorno delle ceneri, è già in un certo senso Pasqua. Non per nulla celebriamo anche oggi l’Eucaristia che della Pasqua è sacramento e memoriale. Per questo la Quaresima è, come ci ricorda Paolo nella seconda lettura, un tempo favorevole di riconciliazione, di grazia, di salvezza da accogliere come dono. Un dono che, come sempre Paolo ci ricorda, ci è stato dato da Colui che «Dio fece peccato in nostro favore, perché in lui potessimo diventare giustizia di Dio».

C’è un secondo aspetto tipico in particolare della Quaresima ed è quello dell’interiorità. Se c’è un cammino da fare in questo tempo è quello dentro di noi, verso l’interno di noi. La prima lettura e il salmo chiamano questa interiorità “cuore”. L’invito del profeta Gioele a chi pensa di ottenere il favore del Signore con i digiuni e le penitenze esterne è molto chiaro: «Laceratevi il cuore e non le vesti». E’ il cuore, la nostra interiorità che deve prendere consapevolezza del nostro peccato, del nostro non senso, della nostra lontananza dal Signore. Ed è nel cuore che ci viene donata la misericordia e la salvezza.

Un cuore che deve diventare da impuro, puro, da debole e incerto, forte e saldo come chiede il salmo 50: «Crea in me, o Dio, un cuore puro, rinnova in me uno spirito saldo». Il Signore che,come dice in un noto passo il profeta Ezechiele, può cambiare il nostro cuore di pietra in cuore di carne, può davvero creare in noi un cuore limpido, retto, senza infingimenti e renderlo capace di aggrapparsi alla roccia che è Dio stesso.

Ma ciò che è fondamentale sapere e che ci viene svelato dal Vangelo, è che la nostra interiorità non è vuota o abitata solo da noi, ma è piena di Dio. Lo ricorda il Vangelo, dove Gesù riprende le tre classiche forme della religiosità del suo tempo – elemosina, preghiera e digiuno – per invitare a rifuggire nel praticarle ogni forma di esteriorità ed esibizione, ma soprattutto a compierle davanti al Padre «che è nel segreto» e «che vede nel segreto». Quel segreto è il nostro cuore, quella camera interiore con la porta chiusa dove si può stare in intimità profonda con il Padre. La Quaresima allora è un itinerario verso l’interiorità, un’interiorità purificata da Dio e abitata da Lui. C’è quindi un impegno a non disperderci, a fare digiuno di chiacchiere, notizie, informazioni, emozioni, pensieri, sentimenti, giudizi, ecc. non certo per cancellare quello che siamo e ciò che ci circonda, ma per ritrovare una vera unità di noi stessi nel Signore.

Un grande aiuto può venirci dalla Parola di Dio. Occorre darle spazio ogni giorno, anche utilizzando i sussidi messi a disposizione dalla diocesi: la frase contenuta nel calendario “il tempo e la Parola”, il sussidio preparato dal centro missionario che commenta la Parola di ogni giorno, i brevi video che da stasera ci danno la possibilità di compiere la lettura integrale del Vangelo di Marco con l’aiuto dei nostri missionari e dei sacerdoti provenienti da Chiese extraeuropee. Attraverso la Sacra Scrittura, ascoltata, letta e meditata, il Signore parla al nostro cuore, lo libera, lo guarisce, lo consola, lo stimola ad aprirsi all’amore e alla speranza.

Buona Quaresima allora a tutti. Camminiamo verso la Pasqua vivendola già giorno per giorno. Immergiamoci nella nostra interiorità guidati dallo Spirito di Dio per trovare dentro di noi il Padre che ci rassicura con il suo amore anche in questo tempo non facile che ci è chiesto di vivere.

+ vescovo Carlo