La parabola dei due figli

mercoledì 27 settembre 2017

Mt 21, 28-32

Che ve ne pare? Un uomo aveva due figli. Si rivolse al primo e disse: “Figlio, oggi va’ a lavorare nella vigna”. Ed egli rispose: “Non ne ho voglia”. Ma poi si pentì e vi andò. Si rivolse al secondo e disse lo stesso. Ed egli rispose: “Sì, signore”. Ma non vi andò. Chi dei due ha compiuto la volontà del padre?”. Risposero: “Il primo”. E Gesù disse loro: “In verità io vi dico: i pubblicani e le prostitute vi passano avanti nel regno di Dio. Giovanni infatti venne a voi sulla via della giustizia, e non gli avete creduto; i pubblicani e le prostitute invece gli hanno creduto. Voi, al contrario, avete visto queste cose, ma poi non vi siete nemmeno pentiti così da credergli.

Le due parabole esprimono una dura condanna verso quei giudei che presto avrebbero condannato a morte Gesù, come ci viene confermato dalla conclusione del brano: «Cercavano di catturarlo». Alla fine, infatti, si scatena l’ira dei sacerdoti e dei farisei perché capiscono che i racconti si riferiscono proprio a loro. Gesù, parlando nel tempio, riprende la celebre allegoria della vigna del profeta Isaia: se in Isaia la vigna designava il popolo d’Israele, qui rappresenta il regno di Dio. Le due parabole costituiscono una provocazione crescente ai suoi interlocutori, espressione del potere e del formalismo religiosi, chiamati direttamente in causa dalla domanda introduttiva: «Che ve ne pare?» (21,28) e da quelle conclusive «Chi dei due ha compiuto la volontà del padre?» (21,31) e «Quando verrà dunque il padrone della vigna, che cosa farà a quei contadini?» (21,40). Sacerdoti e farisei sono in grado di rispondere a livello teorico dicendo che il secondo figlio, chi cioè rifiuta inizialmente a parole ma poi si pente e accoglie l’invito, realizza la volontà del padre. Ma Gesù smaschera la loro ipocrisia con un’affermazione forte e dura sui loro effettivi comportamenti: non hanno creduto a Giovanni, che richiamava alla giustizia, non si sono pentiti, e quindi i peccatori, quali pubblicani e prostitute, che invece hanno creduto, li precederanno nel regno di Dio.
Anche a conclusione della seconda parabola, in cui i contadini affittuari della vigna, dopo aver ucciso i servi del padrone, ne uccidono addirittura il figlio, la risposta degli interlocutori all’interrogativo di Gesù è coerente con la logica della giustizia: non è difficile, infatti, essere coerenti a parole. Soltanto quando Gesù, citando le Scritture (Sal 118,22-23), esplicita il senso del racconto dicendo chiaramente che proprio essi sono quei contadini malvagi, cui «sarà tolto il regno di Dio» per darlo «a un popolo che ne produca i frutti», le autorità religiose, ritenendosi fedeli osservanti della Legge, pensano di eliminarlo in qualche modo, anche se al momento non ci riescono perché, da codardi come spesso sono i potenti, hanno paura della folla.
Quanto riguarda anche noi il severo giudizio sui capi religiosi di Israele? Quanto siamo disposti a convertire le nostre vite per realizzare la giustizia del Regno?

(da “Una comunità in ascolto di Matteo” – a cura degli insegnanti di religione cattolica della diocesi)