La parabola della zizzania

venerdì 21 luglio 2017

Mt 13,24-43

In quel tempo, Gesù espose alla folla un’altra parabola, dicendo: «Il regno dei cieli è simile a un uomo che ha seminato del buon seme nel suo campo. Ma, mentre tutti dormivano, venne il suo nemico, seminò della zizzania in mezzo al grano e se ne andò.
Quando poi lo stelo crebbe e fece frutto, spuntò anche la zizzania.
Allora i servi andarono dal padrone di casa e gli dissero: “Signore, non hai seminato del buon seme nel tuo campo? Da dove viene la zizzania?”.
Ed egli rispose loro: “Un nemico ha fatto questo!”.
E i servi gli dissero: “Vuoi che andiamo a raccoglierla?”. “No, rispose, perché non succeda che, raccogliendo la zizzania, con essa sradichiate anche il grano. Lasciate che l’una e l’altro crescano insieme fino alla mietitura e al momento della mietitura dirò ai mietitori: Raccogliete prima la zizzania e legatela in fasci per bruciarla; il grano invece riponètelo nel mio granaio”».
Espose loro un’altra parabola, dicendo: «Il regno dei cieli è simile a un granello di senape, che un uomo prese e seminò nel suo campo. Esso è il più piccolo di tutti i semi ma, una volta cresciuto, è più grande delle altre piante dell’orto e diventa un albero, tanto che gli uccelli del cielo vengono a fare il nido fra i suoi rami».
Disse loro un’altra parabola: «Il regno dei cieli è simile al lievito, che una donna prese e mescolò in tre misure di farina, finché non fu tutta lievitata».
Tutte queste cose Gesù disse alle folle con parabole e non parlava ad esse se non con parabole, perché si compisse ciò che era stato detto per mezzo del profeta: «Aprirò la mia bocca con parabole, proclamerò cose nascoste fin dalla fondazione del mondo».
Poi congedò la folla ed entrò in casa; i suoi discepoli gli si avvicinarono per dirgli: «Spiegaci la parabola della zizzania nel campo».
Ed egli rispose: «Colui che semina il buon seme è il Figlio dell’uomo. Il campo è il mondo e il seme buono sono i figli del Regno. La zizzania sono i figli del Maligno e il nemico che l’ha seminata è il diavolo. La mietitura è la fine del mondo e i mietitori sono gli angeli. Come dunque si raccoglie la zizzania e la si brucia nel fuoco, così avverrà alla fine del mondo. Il Figlio dell’uomo manderà i suoi angeli, i quali raccoglieranno dal suo regno tutti gli scandali e tutti quelli che commettono iniquità e li getteranno nella fornace ardente, dove sarà pianto e stridore di denti. Allora i giusti splenderanno come il sole nel regno del Padre loro. Chi ha orecchi, ascolti!».

Continuano le parabole del regno di Dio: Gesù vuole rivelarci la strada per riconoscerlo. La parabola della zizzania presenta il Figlio dell’uomo nelle vesti di un seminatore che ha preparato il proprio campo e ha scelto la semente migliore, la sua Parola per i figli del Regno.
Il diavolo però interviene per rovinare il suo lavoro, seminando parole contrarie, per confondere. Ai servi, gli angeli che vorrebbero eliminare subito le piante infestanti, il Signore consiglia di attendere la maturazione, il compimento del tempo per poter distinguere le piante. Quante volte ci accorgiamo del male che è cresciuto in mezzo a noi con l’unico intento di rovinare la comunità, quante volte vorremmo eliminarlo subito: Gesù ci indica la strada della pazienza, la strada della fedeltà dei Figli di Dio, servitori della verità, ma senza la pretesa arrogante di incarnare il Bene giudicando gli altri, tentazione ricorrente che ha prodotto grandi disastri storici.
Dopo la parabola della zizzania, quasi a introdurre la sua spiegazione, Gesù presenta un’altra caratteristica del regno di Dio attraverso due parabolesimilitudini: il seme di senape e la pasta lievitata.
La piccolezza quasi insignificante, la semplicità delle piccole azioni rendono grande il regno di Dio. Quanto spesso noi siamo affascinati dai grandi progetti o dalle grandi cose! Gesù ci insegna che tramite ciò che facciamo nel quotidiano, con l’umiltà di una donna che impasta il pane, possiamo contribuire alla crescita del suo Regno. Estirpare la zizzania è una tentazione ricorrente, simile a quella di Adamo ed Eva, la presunzione di definire autonomamente i criteri del bene e del male, dividendo l’umanità in buoni e cattivi, mentre il giudizio spetta soltanto a Dio.
Siamo capaci di rispettare i tempi del compimento, che solo Dio conosce, affidando al Signore le piccole azioni quotidiane con l’atteggiamento del servo inutile?

(da “Una comunità in ascolto di Matteo” – a cura degli insegnanti di religione cattolica della diocesi)