La Quaresima, cammino di bellezza

giovedì 7 marzo 2019

La sera di mercoledì 6 marzo 2019, l’arcivescovo Carlo ha presieduto in cattedrale la liturgia nel Mercoledì delle ceneri all’inizio del Tempo quaresimale. Pubblichiamo di seguito la sua omelia.

 

E se la Quaresima fosse la continuazione del carnevale? A carnevale ci si maschera, ci si traveste. Lo si fa per essere diversi da noi stessi, per sentirci meno vincolati dal nostro ruolo o per identificarci in un personaggio che ci piace. A carnevale si può e lo fanno anche gli adulti e non solo i bambini e i ragazzi. Ma in Quaresima?

Stando al Vangelo di oggi, anche quando si vuole intraprendere un cammino serio di conversione, come dovrebbe essere in quaresima, si può scegliere di mascherarsi. Certo non più da clown o da dama veneziana o da uomo ragno o da qualsiasi altra maschera, ma da “benefattore”, che fa l’elemosina ai poveretti; da “devoto” che prega in piedi con lo sguardo assorto verso un punto lontano; da “penitente” che veste male e ha il volto emaciato di chi digiuna.

“Giù la maschera”, sembra dire Gesù. Devi essere te stesso sempre e in particolare quando vuoi prendere sul serio il Vangelo. Essere quello che sei, non quello che vorresti apparire o quello che ti piacerebbe essere. Oggi siamo in una società dell’apparire e a volte non solo ci si maschera, ma si cerca di modificare e di correggere il proprio corpo, con effetti che nonostante le presunte magie della chirurgia estetica, sono spesso alla fine devastanti.

La Quaresima non può essere una recita in maschera e neppure un’operazione di chirurgia estetica, ma deve essere un momento di verità. “Signore, io sono questa persona, quest’uomo, questa donna, questo giovane, questo ragazzo. Sono quello che sono: con tanti sogni, tanti propositi, a volte anche con gesti di generosità, ma anche con tante paure, tante pigrizie, tante falsità, tanti peccati. Ma tu mi vuoi bene così come sono”. Quel “ma” fa togliere ogni maschera, rende inutile ogni nostra finzione. “Tu comunque mi vuoi bene come a un figlio, come a una figlia”.

Dio ci vuole così bene che, come afferma la seconda lettura, «Dio lo fece peccato in nostro favore, perché in lui noi potessimo diventare giustizia di Dio». Quel “lui” è Gesù, che è diventato peccato per noi. Espressione fortissima e tremenda. In un’altra sua lettera san Paolo dice persino che Gesù si è fatto maledizione per noi. Dio quindi è venuto a cercarci lì dove siamo, imprigionati e bloccati dai nostri peccati. Non è venuto a dirci una parola buona o a darci una pacca sulla spalla, ma si è identificato con la parte più brutta di noi. E proprio per questo ci può fare belli. Belli del suo amore, belli perché amati, belli perché capaci di amare.

Forse molte volte anche voi avete sentito citare la frase pronunciata dal principe Miškin nell’Idiota di Dostoevskij: ”La bellezza salverà il mondo”. Non mi impegno certo a interpretarla, e può darsi che mi sbaglio, ma sono convinto che forse è più giusto dire che “la bruttezza salva il mondo”: la bruttezza del Crocefisso, che si è identificato con la bruttezza del nostro peccato. Una bruttezza che è poi diventata la bellezza del Risorto e di quelli salvati da Lui. Perché la salvezza è bellezza.

La Quaresima allora non deve essere una specie di ballo in maschera e neppure un itinerario di cupa penitenza. E’ invece un cammino di bellezza. Un cammino che parte dalla nostra bruttezza, affinché venga trasformata dall’amore di Dio in bellezza.

Vi ricordate la parabola del figlio prodigo? Quando quel figlio, che aveva sprecato tutte le ricchezze che aveva preteso dal padre, torna a casa con i vestiti sporchi e pieni di puzza (era guardiano di maiali), viene abbracciato e baciato dal padre che gli corre incontro (e non si ferma davanti alla puzza certo non piacevole…), viene rivestito della veste più bella, gli viene dato un anello prezioso, gli si mettono i sandali ai piedi. In una parola: viene fatto bello.

Ecco la Quaresima ci serve a farci belli. Ma è il Signore che ci fa belli. E per diventarlo dobbiamo togliere ogni maschera, riconoscere di essere brutti. Vorrei allora invitarvi a vedere la cenere con cui tra poco saremo segnati, più che come un segno di penitenza, come un segno di bruttezza, un riconoscere di essere brutti. Farò quel gesto dicendo a ciascuno di voi: “convertiti e credi nel Vangelo”. Una frase che non vuol dire: “fa’ penitenza, fa’ il bravo, cambia vita”, ma “credi nella buona notizia che Dio ti ama, che, è vero, sei brutto ma Dio ti fa bello, ti dona uno splendore più bello di quello degli angeli, lo splendore di un figlio, di una figlia di Dio”.

C’è una realtà dove possiamo vivere questa trasformazione di bellezza, un sacramento che vorrei invitarvi a vivere con profonda verità durante questa Quaresima: il sacramento della riconciliazione, della confessione. Un sacramento in cui mentre con verità diciamo al Signore quello che siamo realmente, mentre davanti a Lui ci togliamo ogni maschera e ci copriamo realmente di cenere, Lui ci riveste con il manto splendente del suo amore. Un sacramento che non dovrebbe essere un’elencazione stanca e ripetitiva di peccati, ma un riconoscere la nostra profonda chiusura all’amore di Dio e a quello degli altri, per lasciarci amare da Lui e per questo diventare capaci di conversione, di amore, di bellezza. Vi auguro di viverlo davvero così durante questa Quaresima e in preparazione della Pasqua.

Ma soprattutto vi auguro che questa Quaresima sia per ciascuno di noi un percorso di bellezza. Anzi vi suggerisco di non fare nessun proposito se non quello di diventare belli o, meglio, di lasciare che Dio vi salvi e per questo vi faccia davvero belli, come suoi figli, come sue figlie. E allora a Pasqua potremo cantare tutti insieme un bellissimo “alleluia”.

+ vescovo Carlo