La trasfigurazione

lunedì 31 luglio 2017

Mt 17, 1-13

Nei giorni dopo, Gesù prese con sé Pietro, Giacomo e Giovanni suo fratello e li condusse in disparte, su un alto monte. E fu trasfigurato davanti a loro: il suo volto brillò come il sole e le sue vesti divennero candide come la luce. Ed ecco, apparvero loro Mosè ed Elia, che conversavano con lui. Prendendo la parola, Pietro disse a Gesù: “Signore, è bello per noi essere qui! Se vuoi, farò qui tre capanne, una per te, una per Mosè e una per Elia”. Egli stava ancora parlando, quando una nube luminosa li coprì con la sua ombra. Ed ecco una voce dalla nube che diceva: “Questi è il Figlio mio, l’amato: in lui ho posto il mio compiacimento. Ascoltatelo”. All’udire ciò, i discepoli caddero con la faccia a terra e furono presi da grande timore. Ma Gesù si avvicinò, li toccò e disse: “Alzatevi e non temete”. Alzando gli occhi non videro nessuno, se non Gesù solo.
Mentre scendevano dal monte, Gesù ordinò loro: “Non parlate a nessuno di questa visione, prima che il Figlio dell’uomo non sia risorto dai morti”.

La frase: «Questi è il Figlio mio, l’amato: in lui ho posto il mio compiacimento. Ascoltatelo», rappresenta il culmine di tutta la scena della trasfigurazione. In essa Gesù si è rivelato come il Figlio amato, il dono più grande e completo che il Padre ci poteva fare: il Figlio compendia in sé la Legge e la Profezia (rappresentate da Mosè ed Elia) e va  ascoltato. Per i discepoli la trasfigurazione è un’esperienza di fede, di coraggio e anche un preludio della resurrezione di Gesù. Egli fa capire che i nostri corpi mortali sono destinati a essere trasformati nello splendore e nella gloria di Dio e a questo traguardo bisogna prepararsi accogliendo il Figlio amato, che ci parla nel vangelo e nella profondità del nostro cuore. Dopo l’esperienza vissuta dai discepoli sul monte, Gesù continua a parlare loro mentre scendono a valle: «Alzatevi e non temete».
È qui che emergono l’identità e la missione del cristiano: la nostra quotidianità è la valle in cui ogni credente è chiamato ad affrontare la fatica del vivere.
L’invito ad ascoltare Gesù, a seguirlo nella strada è un invito a non arrendersi, a non  scoraggiarsi, ma è anche la certezza che Dio è accanto all’uomo e che agisce in lui se apre il suo cuore.
Ma l’uomo oggi ha abbastanza silenzio intorno a sé per ascoltare la parola di Gesù? A chi oggi è «sordo e cieco», il cristiano riesce a far sentire la parola di Dio? A far vedere la luce di Dio?

(da “Una comunità in ascolto di Matteo” – a cura degli insegnanti di religione cattolica della diocesi)