La vita vera, piena, in Dio, rimane per l’eternità

giovedì 30 luglio 2020

Presieduti dal vescovo Carlo Roberto Maria Redaelli, si sono svolti sul campo sportivo di Straccis i funerali di Stefano Borghes. È stato don Stefano Goina, parroco dell’Unità pastorale del Sacro Cuore e San Giusto a tenere l’omelia.

 

“È accaduta una disgrazia. Un ragazzo è morto, cadendo in un pozzo. È successo qui, a Gorizia, e quel ragazzo lo conoscevamo in tanti. Stava giocando, ed un assurdo incidente lo ha portato via per sempre alla sua famiglia e ai suoi amici.

Appena la notizia si è diffusa, siamo passati attraverso la sorpresa, il dolore, lo sconforto. Forse per qualcuno di noi, specie per i più giovani, questi sentimenti hanno fatto sentire per la prima volta la loro forza lancinante, il loro sapore terribile ed amaro. Gli interrogativi si sono susseguiti, amplificati dai media, che sempre vogliono la soluzione facile di una responsabilità, di una colpa da addossare a qualcuno. E ci saranno tante verità, intorno a Stefano e alla sua morte: quella giudiziaria, che deve fare il suo corso, ma non è certo quella definitiva; quelle di chi lo conosceva, come tanti punti di vista, tanti ricordi, esperienze fatte insieme, notizie raccolte qua e là, ma che non dicono tutto e non potranno mai dir tutto su Stefano, che aveva davanti tantissime possibilità da esplorare e tante strade da poter percorrere: la musica, lo sport, lo studio…

Ed eccoci qui, noi, insieme, sotto il sole di questa torrida giornata, per dare un ultimo saluto a Stefano, accompagnando con la nostra presenza i suoi familiari. Siamo coscienti di quanto abbiamo perduto. Domenica scorsa, nella chiesa di San Giusto, c’era un mazzetto di fiori ed un lumino ad occupare la sedia su cui spesso si sedeva Stefano; ma non era l’unico posto da lui occupato; ce n’era anche uno nella sua squadra di calcio, e soprattutto nella sua casa, nella sua famiglia, e tra i suoi amici. Stefano non li occuperà più… Siamo coscienti, e sicuramente lo diventeremo ancor di più nei prossimi giorni, degli spazi che lui ha lasciato vuoti.

Abbiamo ascoltato un brano del Vangelo che parla della risurrezione di Gesù. Gesù è morto, ed è sparito anche il suo corpo, e a Maria Maddalena, che ha amato Gesù, viene tolta anche la possibilità di prendersi cura delle spoglie mortali di Cristo. Il suo incontro con Gesù risorto, che lei all’inizio non riconosce, è per lei l’inizio di qualcosa di nuovo, impossibile da pensare, da capire e da conoscere prima che accada. La vita non è sconfitta dalla morte, ma vince, trionfa. E ciò che è accaduto a Gesù – la sua risurrezione – vale anche per ciascuno di noi: per questo va a dirlo a tutti!

Quello che porta alla fede nella risurrezione non è un cammino facile. Lo testimoniano i vangeli quando parlano della difficoltà di credere alle donne che lo annunciano – e la prima è la Maddalena che lo incontra risorto nel giardino; ma anche i discepoli di Emmaus, gli stessi apostoli a cui Cristo aveva parlato della risurrezione… di fronte alla morte in croce di Gesù si erano dispersi, persa la loro fede nel Messia, tornati alle vecchie vite di sempre, fino alle apparizioni del Risorto e all’evento poderoso della Pentecoste.

Anche per noi non è facile oggi accettare che Stefano è vivo in Cristo. La vita eterna per noi – sì, anche per me – è qualcosa da rimandare, da spostare il più lontano possibile. E invece oggi siamo qui, con Stefano e per lui, a fare i conti con questa realtà: che la vita terrena passa, svanisce anche improvvisamente… ma la vita vera, piena, in Dio, rimane per l’eternità.

E non si tratta solo di un sentimento, di un ricordo, che nel caso di Stefano può essere anche bello e divertente. Si tratta di una verità testimoniata dal nostro cercare di fare il bene, consapevoli che il bene, l’amore, durano in eterno, sono la chiave per entrare nella vita eterna, piena, già qui, già ora.

Sono testimone (parziale, naturalmente) di quanto è stato fatto in questi giorni per onorare Stefano e accompagnare la sua famiglia. Anche dietro a questa celebrazione, come alla veglia dell’altra settimana e ad altre iniziative, ci sono tante persone che volentieri hanno dato la loro disponibilità, il loro tempo, il loro cuore perché potessimo celebrare la vita di Stefano, il suo passaggio all’eternità. Anche la famiglia, con il suo invito ad onorare la sua memoria attraverso una donazione alla comunità di accoglienza Papa Giovanni XXIII, ha voluto sottolineare che solo nell’amore e nel dono si comprende la vita eterna, quella che non finisce anche se si passa velocemente in questo mondo, ma dura per l’eternità perché siamo nelle mani amorose di Dio.

Vogliamo onorare la memoria di Stefano? Cerchiamo di vivere nell’amore tra di noi, e scopriremo il segreto dell’eternità: non è uno slogan, ma una verità che ha bisogno di tempo, pazienza e costanza per essere compresa. Aiutiamoci vicendevolmente a percorrere questa strada.

Don Stefano Goina