Dal tramonto del Giuseppinismo alla ripresa cattolica

venerdì 22 gennaio 2016

La realtà della chiesa goriziana, istituzionalmente così definita, viene configurandosi gradualmente lungo il secolo XIX secondo alcune costanti, intrinseche alla sua composizione etnica ed al suo ruolo storico (anche l’alternarsi di presuli di provenienza tedesca e slovena ne è segno).

Costituisce il centro ecclesiastico più rilevante nell’ambito meridionale dell’Impero, sia per la funzione metropolitica della « Provincia ecclesiastica Illyrica », eretta nel 1830 (che comprendeva le diocesi suffraganee di Lubiana, Trieste, Capodistria, Parenzo-Pola, Veglia), sia per la centralità del suo ruolo pastorale, a partire dall’importante Seminario teologico centrale, aperto nel 1818, la cui rilevanza appare decisiva nella vita ecclesiastica del Litorale, di cui serviva le diocesi.

Nei primi decenni dell’Ottocento, nella fisionomia ufficiale della diocesi permane l’influsso giuseppinista, non solo in forza della linea perseguita dai governo viennese ma anche per una certa aderenza ad essa di una parte del clero e del vescovo Giuseppe Walland (1819-1834); influsso che non va comunque sopravvalutato, poiché la vita religiosa di base permaneva nei suoi termini tradizionali.

Essa viene ravvivata e riorganizzata nell’ambito della generale ripresa della Chiesa austriaca, aderente alla “calda” religiosità del popolo; ripresa che nella diocesi goriziana annovera nomi come Valentin Stanig (Stanič), Agostino Codelli, Felice Bennati, Stefano Kociančič, Agostino Codelli, Domenico Castellani e che ha nell’arcivescovo Francesco S. Luschin (1835-1854) un riconosciuto ed amato punto di riferimento.

A partire dalla metà del secolo, la qualificazione nella formazione spirituale del clero, l’apporto di ordini e congregazioni religiose, l’autorità del clero nell’insegnamento, nella vita culturale ed in particolare nell’ambito caritativo, il rafforzamento della cura d’anime, la ripresa delle missioni e dei pellegrinaggi, segnano una costante ripresa nella vita religiosa delle popolazioni: definendo lo spirito e le modalità di quella pietà popolare e di quella pratica di vita religiosa che, con le sue connotazioni ascetiche e devozionali, giungerà sostanzialmente fino ai primi decenni di questo secolo.

Nota caratteristica di tale complessiva ripresa appare il maturarsi della devozione al Papato romano, che si accentuerà da1 1870, segnando un sostanziale mutamento nel clima interno alla chiesa locale: l’arcivescovo Andrea Gollmayr figura tra i vescovi austriaci che non partecipano alla votazione definitiva sull’infallibilità pontificia.

L’episcopato di questo presule (1855-1883) si segnala per gli esiti riorganizzativi della chiesa diocesana, fra cui l’istituzione del Seminario minore (detto appunto «Andreanum»), la sistemazione del palazzo arcivescovile, l’erezione di molte parrocchie, l’avvio del «Folium ecelesiasticum» – la prima rivista culturale a Gorizia.

Luigi Tavano