Lasciarono tutto e lo seguirono

martedì 5 febbraio 2019

Is 6,1-2a.3-8; 1Cor 15,1-11; Lc 5,1-11

La Messa di oggi presenta il tema fondamentale della chiamata al servizio di Dio.
Isaia narra la sua vocazione: il Creatore gli si rivela e gli chiede disponibilità al suo servizio; il giovane profeta dà l’assenso alla chiamata, rendendosi pronto alla missione che Dio gli indica: “Eccomi, manda me”.
Paolo, nella lettera ai Corinzi, descrive la sua missione, nella quale presenta la vicenda di Gesù morto e risorto. Missione che ha “ricevuto”, “ultimo fra tutti”, da Cristo che gli è apparso. E aggiunge: “Per grazia di Dio sono quello che sono…”.
Luca narra la chiamata dei primi apostoli: Pietro, che lavora sulla barca con il fratello Andrea (non esplicitamente citato), e gli altri due fratelli, Giovanni e Giacomo, soci dei primi due nel lavoro di pescatori.
Gesù chiede loro di accoglierlo su una barca e da lì insegna alle folle. Il brano non dice nulla sulla predica di Gesù. Sottolinea invece il “dopo”: Gesù invita i quattro a pescare; questi seppure stanchi per la fatica di una notte senza frutto, aderiscono alla richiesta di Gesù, fidandosi della sua parola. Accade l’imprevisto: la pesca miracolosa, inizio della rivelazione della messianicità di Gesù, che fa nascere in loro, a partire da Simone, la fede in Lui, che nasce dallo “stupore” per quello che è avvenuto in virtù della sua parola. Pietro si sente peccatore e si dichiara indegno di stare vicino al Signore. Ma Gesù lo invita a “non temere” e lo assume al suo servizio: sarà “pescatore di uomini”. I quattro pescatori “lasciarono tutto e lo seguirono”.
Un messaggio semplice e immediato: Gesù chiama. La vita del cristiano è vocazione per la missione. Dio vuole salvare gli uomini servendosi di altri uomini che collaborino con la sua opera. Ogni vocazione è, allo stesso tempo, missione, servizio per il regno di Dio. Vale per Isaia, come per gli apostoli e per Paolo, ma anche per tutti i cristiani. Non si è cristiani perché si fa qualche opera buona o perché si evita il peccato, genericamente. Si è cristiani perché si entra nel progetto di salvezza del Signore, per portare la luce della fede nel mondo, per chiamare altri uomini e donne a mettersi al servizio del regno di Dio. Ogni cristiano è chiamato e mandato: come Isaia, “per” Dio; come gli apostoli, per diventare pescatore di uomini; come Paolo, a faticare per il Vangelo.
Isaia e gli apostoli sono chiamati per una missione specifica. Ma tutti i cristiani sono chiamati ad essere portatori del messaggio di Cristo nel mondo con la loro vita.
Una missione che, come la pesca degli apostoli, non sempre è facile o umanamente fruttuosa, ma che si deve compiere, basandosi sulla forza della sua parola, come disse Pietro a Gesù, a nome anche degli altri tre pescatori: “Sulla tua parola”.

vincenzo Rini