Le celebrazioni della Settimana Santa col vescovo Carlo

giovedì 8 marzo 2018

Nell’ambito delle liturgie della Settimana Santa, giovedì 29 marzo, il vescovo Carlo sarà in cattedrale alle ore 10 per la celebrazione della Messa crismale concelebrata da tutto il clero diocesano; alle 20, sempre in cattedrale, monsignor Redaelli presiederà la celebrazione eucaristica In cena Domini.

Venerdì 30, alle 15 l’arcivescovo presiederà la Via Crucis nella Casa circondariale di Gorizia, alle 18, in cattedrale, presiederà l’Azione liturgica del venerdì Santo mentre alle 20.30 guiderà la Via Crucis cittadina.

Sabato 31 la veglia pasquale in cattedrale avrà inizio alle ore 22.

Domenica 1° aprile, giorno di Pasqua, l’arcivescovo presenzierà in cattedrale alle 6.30 al rito del resurrexit con i fedeli di lingua slovena ed alle 10.30, in S. Ignazio, presiederà la celebrazione eucaristica nella Pasqua di Resurrezione.

 

Una Pasqua giovane

Gli auguri del vescovo Carlo

Nel Vangelo di Marco, colui che annuncia alle donne, giunte al sepolcro il mattino di Pasqua, che Gesù non è lì, ma è risorto, è un giovane e non un angelo. Un giovane seduto all’interno del sepolcro e rivestito di una veste bianca, che invita le donne a non avere paura.
Perché un giovane e non un angelo? Un svista dell’evangelista? Un suo tentativo di rendere il racconto di Pasqua meno “celeste” e quindi forse più accettato dal lettore o dall’ascoltatore nel suo contenuto del tutto sorprendente (un risorto da morte…)? Ma da dove spunta quel giovane?
In realtà nel Vangelo di Marco è presente un particolare nel racconto della passione che è assente negli altri Vangeli. Un particolare curioso che ha per protagonista un “giovane” (il termine originale greco è lo stesso di quello utilizzato nel racconto di Pasqua). Un giovane che nel momento in cui Gesù è catturato nel Getsemani, si mette a seguirlo da vicino mentre il Signore viene condotto dalle guardie al luogo dove era radunato il sinedrio. Viene però quasi subito scoperto, tentano di prenderlo, ma lui fugge via nudo nella notte, lasciando cadere a terra il lenzuolo con cui era rivestito.
Molti pensano, visto che di quel giovane parla solo l’evangelista Marco, che l’episodio sia autobiografico.
La cosa è plausibile.
Dagli Atti degli Apostoli sappiamo che Giovanni, detto Marco, era figlio di Maria, una donna facoltosa nella cui casa si ritrovava la prima comunità cristiana. Forse quella casa era il famoso cenacolo e Maria una delle donne discepolo di Gesù. Il giovane Marco, allora, avrebbe seguito Gesù fin dal cenacolo, uscendo di nascosto dalla casa con un abbigliamento posticcio: un lenzuolo avvolto attorno al corpo. Un giovane curioso o forse coraggioso nel stare dietro a Gesù mentre gli apostoli se ne scappavano impauriti nella notte. In ogni caso imprudente e inconcludente nel suo desiderio di seguire Gesù. Ma il mattino di Pasqua ricompare vestito con una veste splendente ed è dentro il sepolcro (non una tomba come quelle dei nostri cimiteri, ma una specie di grotta scavata nella roccia).
Ci era arrivato prima delle donne, magari di sua madre e delle amiche di lei che andavano al sepolcro per completare la sepoltura di Gesù con gli aromi? Ha intuito che il Signore è risorto? Qualcuno glielo ha rivelato?
Il Vangelo non lo dice.
Sta di fatto che il giovane fuggito nudo e impaurito dopo aver tentato di seguire Gesù, ora è lì trasformato e splendente, diventato testimone e annunciatore della risurrezione verso le donne.
Al di là della ricostruzione più o meno plausibile di quello che può essere successo, mi pare che il passaggio da un giovane coraggioso e generoso, ma anche poi impaurito e inconcludente, a un giovane sereno, convinto, capace di annunciare e testimoniare, può essere la metafora dell’itinerario che la comunità cristiana vuole proporre ai giovani di oggi, sulla scia di quanto continuamente insegna papa Francesco soprattutto in riferimento al prossimo sinodo dei vescovi che ha come tema i giovani.
I giovani di oggi, così spesso simili a quel giovane del Getsemani, capaci di slanci di generosità persino temerari, desiderosi di capire, coraggiosi nel mettersi in gioco, ma insieme così fragili, incostanti, spesso impauriti, precari in tutti sensi e non solo nel lavoro e negli affetti. Potranno diventare giovani convinti e convincenti, capaci di una vita coerente, in grado di testimoniare agli adulti quel senso della vita che spesso loro stessi – gli adulti… – hanno perso di vista, imprigionati dalle proprie disillusioni? Sembra impossibile.
Eppure papa Francesco ci scommette e non smette di richiamare la comunità adulta a credere nelle potenzialità dei giovani, a dare loro fiducia, a pretendere da loro coraggio e fede. Ma soprattutto ci scommette – passi il termine – il Signore che spesso ha chiamato il più giovane (che si chiami Samuele, Davide, Geremia, Daniele o Marco, per citare alcuni giovani della Bibbia, non importa) a portare il suo messaggio agli adulti.
E se gli adulti e gli anziani ricordassero in questa Pasqua di essere stati anche loro giovani un tempo, se tornassero indietro nel giardino del Getsemani a ritrovare quel lenzuolo che tanti anni fa hanno lasciato cadere a terra – il lenzuolo dei loro ideali, della loro generosità, della loro fede … -, se lo lasciassero purificare dal perdono di Cristo, se avessero il coraggio di lasciarsi rivestire da Lui?… Allora tornerebbero giovani al di là dei molti anni sulle spalle. Giovani nella fede, giovani nella speranza, giovani nella carità.
E allora anche per loro, anche per noi, la Pasqua 2018 diventerebbe una Pasqua “giovane”, la Pasqua della vita, della gioia, della speranza. E saremmo tutti, giovani e adulti, testimoni credibili del Risorto nel mondo di oggi.

+ Carlo Roberto Maria Redaelli