Le parabole della misericordia

giovedì 3 marzo 2016

Dal Vangelo di Luca (15,1-3.11-32)

Il capitolo 15 porta al cuore del Vangelo di Luca presentando le tre parabole della misericordia. Parabole spesso interpretate in modo riduttivo nell’uso corrente catechetico e liturgico.
In particolare la terza, chiamata appunto  erroneamente parabola “del figliol prodigo”, spesso letta mutilata della seconda parte, come stimolo all’esame di coscienza e preparazione al sacramento della confessione. Le tre parabole sono invece una risposta alla mormorazione dei farisei e degli scribi contro il comportamento di Gesù che accoglie pubblicani e peccatori. Intendono, quindi, insegnare due cose: l’atteggiamento misericordioso di Dio che va in cerca della pecora e della moneta perdute e che attende con ansia il ritorno del figlio; la necessità di comprendere questo atteggiamento e di condividerlo.
Se si vive già nella casa del padre, infatti, occorre avere coscienza che questo non è un merito e non dà spazio ad alcuna pretesa (né pone su un gradino più alto per giudicare gli altri), ma è un dono grande.
Bisogna essere riconoscenti e contenti che altri possano condividere questo dono e partecipare alla festa del pastore, della donna, del padre perché chi era perduto è stato ritrovato. C’è un’assoluta gratuità del perdono: la pecora perduta non fa niente per tornare, la moneta non fa nulla per farsi trovare, il figlio torna al padre solo per fame.
Qui è il cuore del Vangelo, qui si comprende chi è Gesù (e chi è il Padre) e chi siamo noi. Levi lo aveva capito: v. 5,27-32. Questo ci ricorda anche papa Francesco: «Nelle parabole dedicate alla misericordia, Gesù rivela la natura di Dio come quella di un Padre che non si dà mai per vinto fino a quando non ha dissolto il  peccato e  vinto il  rifiuto, con la compassione e la misericordia. […] In queste parabole, Dio viene sempre presentato come colmo di gioia, soprattutto quando perdona. In esse troviamo il nucleo del Vangelo e della nostra fede, perché la misericordia è presentata come la forza che tutto vince, che riempie il cuore di amore e che consola con il perdono» (Misericordiae Vultus, n. 9).

† Vescovo Carlo