L’olio della carità

lunedì 13 novembre 2017

La basilica di Aquileia ha ospitato domenica 12 novembre 2017 la celebrazione nazionale della 67^ Giornata del Ringraziamento. La liturgia è stata presieduta dall’arcivescovo mons. Carlo. Pubblichiamo di seguito il testo della sua omelia.

Dove posso acquistare dell’olio buono? Voi che lavorate nell’agricoltura, che siete qui per ringraziare il Signore per i frutti di campi, vigne e oliveti dovreste sapere bene dove è possibile trovare dell’olio buono. A che cosa mi serve? Ma per la mia lampada… Ah, dite che oggi non si usano più le lampade a olio… In effetti anche le lampade che ardono davanti all’altare spesso non bruciano olio, ma una sedicente cera liquida… Eppure ci deve essere da qualche parte un mercato dove comprare dell’olio adatto… Volete regalarmelo voi? Non è possibile. È un olio particolare quello che mi serve, un olio che non si può condividere. Ma è necessario. Se manca non puoi entrare, sei chiuso fuori: porta sbattuta in faccia, vietato l’ingresso a chi non è conosciuto dallo sposo.

Ma che cos’è questo olio, così necessario per entrare, per prendere parte alle nozze? E dove procurarselo?

Ho pensato di interpellare a questo proposito i nostri vecchi, loro – ne erano convinti tutti una volta nelle nostre campagne – sanno molto più di noi. I vecchi nella Chiesa li chiamiamo “padri”, “padri della Chiesa”. Ho letto allora nel discorso di uno di loro, sant’Agostino, che commenta il Vangelo di oggi: «L’olio è simbolo di qualcosa di grande, di molto importante. Non è forse la carità?» (Discorso 93). E un altro, Epifanio, dice: «L’olio è la compassione» (Interpretazione dei Vangeli 36). Ilario di Poitiers lo collega poi alle «opere buone» (Commentario a Matteo 27). Come facevano questi nostri padri a essere sicuri che l’olio fosse proprio l’amore, non poteva essere simbolo della fede o della speranza o di qualcosa d’altro? Lo sapevano perché avevano proseguito nella lettura del capitolo 25 del Vangelo di Matteo da cui la parabola di oggi è stata tratta. Vi si trovano altre due parabole, che ascolteremo nelle prossime domeniche. Entrambe parlano della fine: la prima è quella dei talenti, la seconda è quella del giudizio sulle opere di misericordia. Attraverso di esse Gesù afferma che si può entrare nel Regno solo se si sono fatti fruttificare i doni ricevuti e che si può essere benedetti e ricevere in eredità il Regno del Padre solo se si è dato da mangiare all’affamato, da bere all’assetato, si è accolto il forestiero, si è vestito l’ignudo, si è visitato l’ammalato, si è andati a trovare il carcerato.

Ecco in che cosa consiste l’olio che tutti devono avere per entrare alle nozze del Signore. Tutti, anche chi non sembra  avere fede in Lui e neppure lo conosce. Il paradiso non è un’esclusiva dei cristiani e anche il giudizio sull’amore non lo è. Ciò che ci differenzia dagli altri non è il fatto che saremo giudicati su altro rispetto alla carità, quanto piuttosto il nostro sapere dalle stesse parole di Gesù che nel bisognoso di qualunque tipo è presente Lui. Ma non basta saperlo se poi concretamente non gli si dà da mangiare, da bere, non lo si accoglie, non lo si riveste, non ci si fa vicini a Lui.

C’è un altro brano nel Vangelo di Matteo dove il Signore afferma di non conoscere qualcuno. Si tratta di coloro che si limitano a dire solo: «Signore, Signore…», ma non compiono la volontà di Dio. E anche se insistono: «Signore, Signore, non abbiamo forse profetato nel tuo nome? E nel tuo nome non abbiamo forse scacciato demoni? E nel tuo nome non abbiamo forse compiuto molti prodigi?», la risposta di Gesù sarà molto dura e netta: «Non vi ho mai conosciuti. Allontanatevi da me, voi che operate l’iniquità!» (Mt 7,21-23). L’amore per il cristiano presuppone quindi l’adesione di fede al Signore – e in questo senso l’olio è anche la fede – ma, come dice san Giacomo, «la fede senza le opere è morta» (Gc 2,26).

Con queste considerazioni abbiano compreso anche dove si trova il mercato dove procurarci l’olio per le nostre lampade: è il mercato dei poveri di qualunque tipo, un mercato aperto a tutte le ore. Un luogo dove dobbiamo spendere per gli altri i talenti che abbiamo ricevuto. Un mercato dove noi stessi a volte siamo dalla parte dei poveri e dei bisognosi e permettiamo così agli altri di riempire i loro cuori dell’olio con cui ci amano. Questo scambio è possibile, ma tutti dobbiamo avere personalmente l’olio della carità: la carità non può essere delegata e va vissuta da ciascuno. Sapendo che quanti più doni abbiamo ricevuto, tanto più abbiamo responsabilità: «A chiunque fu dato molto, molto sarà chiesto; a chi fu affidato molto, sarà richiesto molto di più» (Lc 12,48).

Che il Signore, quando verrà, ci trovi tutti con le lampade accese. Finché siamo in tempo, corriamo dunque al mercato della carità per procurarci l’olio dell’amore. Solo così entreremo nel Regno.

† vescovo Carlo