Lutto nel presbiterio diocesano

giovedì 8 settembre 2016

Un altro lutto ha colpito il clero e la diocesi goriziana: nella mattinata di giovedì si è spento in una stanza dell’ospedale don Rino Lorenzini, una vita trascorsa a servizio delle comunità del monfalconese e in particolare della parrocchia del SS. Redentore in via Romana. Originario di Cervignano dove era nato il 5 febbraio 1926. Ordinato sacerdote il 29 giugno del 1950 a completamento degli studi liceali e teologici per la mani dell’arcivescovo monsignor Carlo Margotti, don Rino svolse il ministero a Gorizia (Piazzuta) e poi alla parrocchia del SS Redentore di Monfalcone prima cooperatore di don   Nando Tonzar e poi dal 1967 come parroco. Incarico che ha lasciato solo qualche anno fa e che ha tenuto con continuità straordinaria grazie anche alla sua determinazione, alla buona salute e alla fedeltà pastorale. Inoltre è stato insegnante alle scuole primarie e secondarie per tutta la vita attiva.

Personalità riservata, don Rino ha fatto della sua riservatezza un segno di incontro e di accoglienza che andava al di là di ogni formalità e poneva le questioni sempre nel dialogo franco con le persone: anche l’azione pastorale ha seguito questa strada, preferendola ad ogni autoreferenzialità. La dimensione umana era sempre centrale nel suo modo di essere e di vivere: il dono di una esistenza lunga gli ha concesso anche di poter attraversare passaggi singolari e cambiamenti epocali: il Concilio, con le sue tematiche e con la sua proposta, per lui e per altri sacerdoti, è stato il punto di approdo che ha segnato la loro esistenza.

Atteggiamenti che sono stati riconosciuti da tutti come espressione di un animo gentile e nobile, di un tratto signorile e carico di umanità che precedeva ogni altra dimensione e lo distingueva. Verso i confratelli sacerdoti aveva atteggiamenti di grande disponibilità e ascolto. Dalla sua azione educativa sono nate alcune vocazioni sacerdotali e una stagione nuova di adulti, laici e cristiani. Insieme a questa capacità educativa, egli ha vissuto la carità verso i poveri e quanti ricorrevano a lui e alla comunità, sapendo di trovare accoglienza e rispondenza.

Dal modo con il quale presiedeva la liturgia e celebrava la Messa, don Lorenzini dimostrava di vivere il Concilio: egli sapeva introdurre ed accompagnare, commentare e sottolineare i testi biblici e i riti, creando e conservando una straordinario atmosfera di consapevolezza e di incontro religioso.

Alla sua opera si deve il completamento della chiesa parrocchiale e l’abbellimento con una proposta artistica che insieme raccoglieva la storia della chiesa del Goriziano, la tradizione aquileiese e la glorificazione dei santi, cristiani impegnati a vivere la loro esistenza nell’amore di Dio e del prossimo. La chiesa e l’oratorio e la casa canonica e le case del rione, soprattutto le famiglie, sono state insieme la sua casa e la sua gente ha realizzato un legame profondo con il pastore che tutti conosceva e con i quali aveva condiviso gioie, lutti , feste e impegni.

Don Rino Lorenzini ha interpretato la vita e l’azione dalla sua posizione di sportivo: secondo il tecnico Enzo Bearzot che lo aveva visto giocare a calcio, il sacerdote sul campo di calcio era una mezzala di sostanza e di riferimento. Anzi, la migliore che abbia vista in carriera. Un simpatico riconoscimento che don Rino riascoltava volentieri. La sua vita è in benedizione, come dice la frase del salmo che ha ripetuto negli ultimi giorni e con la quale ha inteso essere ricordato “nel Tuo volto, o Dio, rifletto l’anima mia”.

Il rito di commiato del sacerdote ha avuto luogo nella chiesa del SS Redentore, dove lo scomparso sacerdote ha avuto il saluto riconoscente della sua gente, accorsa in numero straordinario. Una grande riconoscenza che ha trovato espressione nelle parole dei due vescovi che hanno presieduto la liturgia concelebrata con numerosi sacerdoti. Parole di riconoscenza sincera sono state espresse dal sindaco Altran, monfalconese di adozione. La salma di don Lorenzini riposa in attesa della resurrezione nella tomba dei sacerdoti di Monfalcone al cimitero comunale.

Don Lorenzini

Don Lorenzini

Don Giovanni Carletti

Dopo un lungo e penoso percorso nella malattia, si è spento all’ospedale di Gorizia, dove era degente da qualche settimana, don Giovanni Carletti. Il sacerdote diocesano, originario di Strassoldo dove nato il 31 ottobre 1938, era sacerdote da quaranta otto anni: insieme ai suoi compagni di corso aveva ricevuto l’ordinazione presbiterale dalle mani dell’arcivescovo Cocolin il 1 settembre 1968. Compiuti gli studi ginnasiali presso diversi istituti, tra i quali le case di don Bosco, aveva frequentato gli studi liceali e teologici a Gorizia e Udine.

Ricevuto la ordinazione, insieme al compagno di classe don Pierpaolo Soranzo, aveva svolto il mandato di cooperatore a Cervignano; a metà degli anni settanta era stato parroco di Scodovacca e, dal 1978 al 1998, aveva avuto l’incarico di parroco e decano di Cervignano. Dal 1998 a qualche anno fa, prima del sopraggiungere della grave malattia, era stato parroco di Romans d’Isonzo e di Versa e Fratta.

Un lungo ministero e una larga testimonianza. Dopo le esperienze nei gruppi giovanili, don Carletti aveva assunto responsabilità pastorali che lo avevano portato ad affrontare tematiche diverse e nelle quali era emersa la sua sensibilità per il temi della carità e della giustizia, della catechesi e della formazione soprattutto delle famiglie che hanno scelto il matrimonio cristiano; si era adoperato per il rinnovamento dell’oratorio S.Michele, riattandolo ad una nuova funzione; aveva impegnato le sue forze nel recupero dell’antica chiesa madre di Cervignano dedicata appunto al patrono san Michele arcangelo, appuntamento festoso ed impegnato della vita pastorale e comunitaria di Cervignano. Insieme a questi gesti di preoccupazione pastorale, aveva maturato anche la esigenza di nuove proposte sul piano educativo e della catechesi. L’attenzione agli ultimi e la carità rientravano nella sua prospettiva esigente di vita cristiana testimoniata.

La settimana di catechesi era stata insieme una sua intuizione ed un impegno che aveva promosso e sostenuto prima a Cervignano e poi a Romans d’Isonzo. Oltre quaranta anni di servizio alla formazione dei catechisti e delle catechiste delle parrocchie della diocesi con grande slancio e libertà di iniziativa: opera meritoria che gli ascritta a merito. Il rinnovamento della catechesi appartiene al cuore stesso del Concilio ecumenico Vaticano IIalla luce del quale si è espresso il ministero sacerdotale dei sacerdoti della fine degli anni sessanta.

Trasferito dopo il sinodo diocesano a Romans, don Nino aveva ricominciato con entusiasmo, nonostante alcuni acciacchi, continuando sia l’iniziativa della catechesi che impegnandosi per i lavori alla chiesa, al campanile ed al suo orologio; soprattutto aveva messo mano ad un progetto di accoglienza dei ragazzi e dei giovani dando fondo a tutte le sue attese e impegnando severamente la comunità cristiana.

L’intensità delle iniziative e delle proposte hanno caratterizzato la sua presenza a Romans dove don Carletti ha consumato tutte le sue forze. Costretto dalla malattia aveva ritardato la rinuncia nella speranza di un recupero e di un ritorno per il quale non aveva lesinato speranze e sacrifici.   E’ stato insignito del titolo di monsignore cappellano del Papa. Insieme con la malattia lo aveva colpito una brutta forma di depressioni contro le quali don Nino ha lottato con la vicinanza dei nipoti, di alcuni amici, del fratello Luciano e della cognata Marisa e del personale della casa di riposo dei sacerdoti dove a lungo ha sostato. A Emmanuele Ed Eleonora, che hanno assistito lo zio con esemplare disponibilità, la gratitudine degli amici e di tutti anche per l’esempio.

Rigoroso con sé e con gli altri, aveva una anima di semplicità che trovava pienezza in una passione per la squadra del cuore, i radioamatori e, in particolare, per il teatro dove rivelava tutto se stesso. Una vita laboriosa per il regno di Dio ed un vincolo affettuoso per gli amici sacerdoti: ha cercato di manifestare la sua passione per il vangelo e la sua dedizione senza confini e senza orari; alla sua opera sono legate alcune vocazioni sacerdotali e diverse generazioni di laici cristiani.

La liturgia di commiato, presieduta dall’arcivescovo Redaelli, ha avuto luogo nella chiesa parrocchiale dell’Annunziata a Romans d’Isonzo, presenti l’arcivescovo De Antoni e una sessantina di sacerdoti anche di Udine. Mons. Redaelli ha incentrato la riflessione sulla testimonianza pastorale dello scomparsa e l’impegno della diocesi per la vita pastorale nei settori della famiglia, della catechesi e del servizio ai giovani. De Antoni ha sottolineato la dedizione frutto di un amore donato. Una numerosa folla di persone (in particolare di cervignanesi) ha accompagnato all’ultima dimora don Carletti al cimitero di Strassoldo dove riposta in attesa della resurrezione.

R.B.

 

carletti

Don Carletti