Maria Vergine, donna nuova, che ci apre alla speranza e al futuro

lunedì 10 settembre 2018

La sera di sabato 8 settembre, il vescovo Carlo ha presieduto la concelebrazione liturgica per la festa patronale della B.V. della Marcelliana a Monfalcone. Pubblichiamo l’omelia tenuta nell’occasione.

Stiamo utilizzando in questa Eucaristia un formulario molto bello, preso dalla Messe in onore della Beata Vergine Maria. Si intitola: “Maria Vergine. Donna nuova”.  Un titolo che si riallaccia anche la festa di oggi dedicata a Maria Nascente.

Maria donna nuova. La prima lettura ci ha ricordato che ciò che ci aspetta alla conclusione della storia umana non è una realtà vecchia, scontata, ovvia, ma una realtà nuova. Giovanni, l’evangelista veggente, contempla infatti un qualcosa di assolutamente nuovo: «Vidi un nuovo cielo e una nuova terra: il cielo e la terra di prima erano scomparsi e il mare non c’era più. E vidi anche la città santa, la nuova Gerusalemme, scendere dal cielo, da Dio, pronta come una sposa adorna per il suo sposo». E la visione si conclude: «Ecco, io faccio nuove tutte le cose». In che cosa consista questa novità viene descritto nel centro della visione da parte della voce potente: «Ecco la dimora di Dio con gli uomini! Egli dimorerà tra di loro ed essi saranno suo popolo ed egli sarà il Dio con loro, il loro Dio. E tergerà ogni lacrima dai loro occhi; non ci sarà più la morte, né lutto, né lamento né affanno, perché le cose di prima sono passate». La novità è quindi la presenza definitiva di Dio con gli uomini, la comunione piena dell’umanità con Lui con la cancellazione di tutto ciò che provocava sofferenza e lutto a cominciare dalla morte. Una cancellazione che non avviene tramite un ordine di Dio, ma attraverso il suo gesto, insieme affettuoso e tenero, di asciugare le lacrime dagli occhi di ciascuno. Arriveremo nel Regno di Dio, feriti, addolorati, con le lacrime agli occhi, ma lì ci sarà Lui pronto ad asciugarle per farci partecipare alla sua festa. Addirittura – e questa volta è lo stesso Gesù che lo ha affermato in un passo del Vangelo di Luca – Egli ci farà mettere a tavola e passerà a servirci (cf Lc 12,37) in una festa di nozze senza fine.

Il Vangelo ci riporta invece su questa terra a un banchetto di nozze dove avviene un piccolo inconveniente: è finito il vino. Ma a quel tavolo di nozze è seduta anche Maria con Gesù e i discepoli. Sappiamo che cosa succede e come il suo intervento materno risolve l’imbarazzo dei giovani sposi e quasi costringe Gesù a rivelarsi come lo Sposo atteso dall’umanità. Potremmo dire che Maria a Cana interviene per anticipare la novità delle nozze definitive tra Dio e l’intera umanità.

Ecco, stasera vorrei invitarvi a vedere Maria in questa luce: come Colei che è la donna nuova perché è già dentro la novità del regno di Dio e proprio per questo può aiutarci a porre oggi, in questa nostra realtà umana, segni della novità del regno che ci attende.  In questa nostra realtà molto concreta, di cui facciamo parte e di cui abbiamo la responsabilità.

L’aiuto che può darci Maria è proprio quello di essere aperti alla novità che ci viene proposta dallo Spirito, a non essere cioè persone e comunità con lo sguardo rivolto all’indietro, chiuse sul rimpianto di una presunta età dell’oro – per altro mai esistita – o ripiegate sulla difensiva, spaventate verso tutto e tutti.

L’ultimo saggio che il sociologo Bauman, famoso per la definizione della società contemporanea come “liquida”, ha scritto prima di morire, si intitola significativamente “Retrotopia” e descrive la nostra società europea come priva di utopie, di speranze, di prospettive e invece rivolta al passato, appunto guidata da una “retrotopia”.

Così però non si va da nessuna parte. Una società, una città senza speranza, spaventata, chiusa sulla difensiva, alla spasmodica ricerca di sicurezze identitarie, incapace di accogliere la vita di nuovi nati o di nuovi arrivati, che non sa dare spazio ai giovani (che quando va bene se ne vanno lontano), che non investe sulle risorse, sulla intelligenza, sulla ricerca, sul rischio dell’intrapresa, e l’elenco potrebbe continuare…, è destinata a morire.

Davanti a questa situazione, la speranza cristiana e dei cristiani non è una speranza ingenua, che chiude gli occhi davanti ai problemi, che pretende facili e consolanti soluzioni, ma è una speranza concreta, realistica, fattiva. C’è da trovare il vino nuovo per la nostra realtà. Maria a Cana dice: «fate quello che vi dirà». Fate, non parlate o chiacchierate, o disquisite, o mormorate. Fate, in maniera intelligente, collaborativa, responsabile, ma operate.

E questo vale all’interno della comunità cristiana e anche al di fuori di essa. In questi giorni di cambiamento nella struttura della nostra realtà ecclesiale, non mi stanco di ripetere che occorre avere il coraggio di trasformare un problema in una opportunità. Certo, con l’aiuto dello Spirito Santo e l’intercessione di Maria, ma mettendo in gioco con sincera generosità tutto noi stessi. In concreto, per cogliere l’occasione della nascita delle nuove unità pastorali al fine di crescere nella comunione dentro e tra le nostre comunità, di vivere un rinnovato spirito missionario, di saper inventare nuove forme di ministerialità e, infine, di trovare modalità, rispettose e attente delle diverse sensibilità e dei vari modi di vedere, per incarnare efficacemente i valori del Vangelo nella società.

Non mancano delle indicazioni concrete anche per quest’ultimo non facile compito, che spinge la comunità cristiana a non chiudersi in se stessa, ma a offrire con umiltà e atteggiamento dialogico il proprio apporto alla società e alla città. Penso a quelle che ci sta continuamente offrendo il magistero di papa Francesco che, sono certo, tutti noi accogliamo con grande attenzione e convinta disponibilità, senza indulgere a critiche malevole o a distinguo insinceri, come deve essere per dei cattolici nel confronto del Santo Padre, scelto dallo Spirito come pastore universale della Chiesa.

Mi riferisco, per esempio, alle puntuali riflessioni e ai precisi orientamenti contenuti nella recente intervista a un noto giornale economico italiano, che vi invito a leggere. In essa il papa parla della famiglia umana come realtà unitaria e solidale; dell’economia e dei soldi che non si fanno con i soldi ma con il lavoro; del senso quindi e della dignità del lavoro; del modo e della responsabilità di fare impresa; del rispetto dell’ambiente e della terra; della necessità di un nuovo modello di produzione; dei migranti, con la necessità per un cristiano riconoscere in ogni persona Gesù, e infine dell’impegno dell’Europa a trovare speranza e futuro, cose di cui ha assolutamente bisogno.

Non solo l’Europa, ma tutti noi sentiamo la necessità di avere speranza e di futuro. Maria ci può aiutare in questo. Guardando a Lei, la donna nuova, attenta come a Cana alle nostre necessità e capace, inviandoci a Gesù, di farci pregustare già qui su questa terra la gioia della festa di nozze che ci attende nel Regno di Dio, possiamo trovare la forza di affrontare con apertura, impegno e saggezza i nuovi cammini che si aprono davanti a noi.

Per questo chiediamo fiduciosi la sua intercessione.

+ Vescovo Carlo