Professione di Pietro

giovedì 24 agosto 2017

Mt 16,13-20

Gesù, giunto nella regione di Cesarèa di Filippo, domandò ai suoi discepoli: “La gente, chi dice che sia il Figlio dell’uomo?”. Risposero: “Alcuni dicono Giovanni il Battista, altri Elia, altri Geremia o qualcuno dei profeti”. Disse loro: “Ma voi, chi dite che io sia?”. Rispose Simon Pietro: “Tu sei il Cristo, il Figlio del Dio vivente”. E Gesù gli disse: “Beato sei tu, Simone, figlio di Giona, perché né carne né sangue te lo hanno rivelato, ma il Padre mio che è nei cieli. E io a te dico: tu sei Pietro e su questa pietra edificherò la mia Chiesa e le potenze degli inferi non prevarranno su di essa. A te darò le chiavi del regno dei cieli: tutto ciò che legherai sulla terra sarà legato nei cieli, e tutto ciò che scioglierai sulla terra sarà sciolto nei cieli”.
Allora ordinò ai discepoli di non dire ad alcuno che egli era il Cristo.

Chi sono io per te? Gesù non è interessato a una risposta-sondaggio, ma chiede una scelta, una morte e una rinascita. Per rispondere come Simone figlio
di Giona, bisogna svelare a se stessi l’assurdità di questo mondo e accettare questo mondo come amato da Dio. E ciò avviene perché c’è in Dio il desiderio di essere riconosciuto-incontrato-amato. La risposta di Pietro è proprio la dichiarazione che ciò sta avvenendo: Tu sei qui! Tu che a Mosè ti sei svelato come «Io ci sono sempre».
La gioia di Gesù è grande: Pietro non sarà pietra che pesa e schiaccia l’uomo (come fanno i potenti), ma pietra che sostiene, non fa crollare,  difende perché ama sino all’estremo sacrificio. Pietro però non lo comprende subito. Anzi per lui l’annuncio della morte prossima di Gesù è incomprensibile. Dio vince, non può essere vinto. Il forte non può essere umiliato e ucciso. Lo sanno tutti che le cose stanno così. L’apostolo non ha ancora fatto piena pulizia dentro di sé. Ancora resta traccia del lievito contaminante di cui Gesù ha parlato ai suoi amici. Ne basta poco per stravolgere tutto.
Pietro non vede più il Dio che dice «Io sono qui», ma un capo. Non ragiona in termini di amore, ma di successo e vittoria. Gesù ne è addolorato. Pietro così diventa ostacolo, non fondamento. E Gesù non gli fa sconti. Come un vero amico gli dice la verità anche se bruciante. Io sono qui, ma tu sei lontano. Per starmi vicino devi diventare come me.
Riusciamo ad accorgerci che Lui è qui?
Cerchiamo di seguirlo perché è il più forte, o perché ama senza se e senza ma?

(da “Una comunità in ascolto di Matteo” – a cura degli insegnanti di religione cattolica della diocesi)