Quali sono i termini per parlare di oratorio?

martedì 15 maggio 2018

Comincia con questo numero una riflessione sull’oratorio e sulla pastorale giovanile che attinge al documento della CEI Il Laboratorio dei talenti (2013) e dal volume di S. MARELLI, Istantanee dall’oratorio, Centro Ambrosiano, Milano 2017. È un modo per prepararsi al sinodo su “I giovani, la fede ed il discernimento vocazionale”.

Non esiste un linguaggio unificato per descrivere l’attenzione all’educazione da parte della Chiesa tramite delle strutture e delle attività che abitino il tempo libero e lo spazio dell’informalità. Il termine “oratorio” può voler dire tante cose: può indicare un luogo adibito alla preghiera, all’orazione; può fare riferimento ad un particolare genere musicale; per molti è soprattutto l’esperienza di vita buona legata ai tempi della giovinezza.
Da tante parti, invece di parlare di oratorio si può fare riferimento alla stessa esperienza anche con altri nomi. In molte diocesi del Triveneto si parla di “patronato”. Negli anni ’70 erano state piuttosto preferite le espressioni “centro giovanile” o “casa della gioventù”. Dalle nostre parti si parla spesso anche di “ricreatorio”, sapendo però che a Trieste i ricreatori sono delle istituzioni comunali e laiche.
Ci sono poi anche delle comunità in cui la realtà dell’oratorio non ha un luogo ben preciso per collocarsi… anche la canonica, la sala parrocchiale, il sagrato della chiesa, un semplice prato possono assumere la funzione di oratorio. Oratorio pertanto non denota un edificio specifico, quanto uno stile di fare educazione.

Don Nicola Ban