Quella morte sempre più rimossa

mercoledì 16 gennaio 2019

Terzo appuntamento nel ciclo promosso dalla Pastorale della Salute diocesana

Il terzo e ultimo incontro del ciclo formativo organizzato dalla Commissione Pastorale della Salute, insieme alla pastorale familiare, Medici cattolici, Unitalsi e Smom, riguardo l’accompagnamento alla vita con tema “Il morire” si è tenuto mercoledì 9 gennaio nel Santuario di Rosa Mistica a Cormons con una sessantina di partecipanti tra operatori volontari, infermieri e medici.
Il direttore dell’ufficio diocesano della pastorale della salute don Mirko Franetovich, dopo aver ringraziato per l’ospitalità il parroco monsignor Paolo Nutarelli e le Suore della Provvidenza e risposto al saluto portato dalla Superiora della comunità, suor Stefania, ha fatto una sintesi del percorso formativo sui temi affrontati in precedenza: “il generare” con don Franco Gismano e il “vivere” con monsignor Arnaldo Greco.
Don Angelo Favretto, parroco di san Giorgio in Udine, già Cappellano dell’Ospedale S.Maria della Misericordia di Udine ha orientato l’esposizione del delicato tema del morire partendo da aspetti di ordine etico, antropologico e ovviamente teologico.
Se per il cristiano la morte non esiste poichè essa è solo un evento di una vita che continua in un’altra esistenza, la società attuale invece ci dimostra come sia diventato usuale occultare questo avvenimento, sembra quasi che ci sia una rimozione di questa verità.
Anche il linguaggio usato sta cambiando: nella comunicazione si preferisce usare termini che non incidono sulla coscienza come ad esempio “interruzione volontaria di gravidanza” invece che la parola “aborto”.
Ma perchè al giorno d’oggi non si accetta questo evento? Perchè non ci si interroga interiormente sul cos’è la vita e dove l’uomo fonda la sua speranza.
Prima di parlare del ’concetto di morire’ bisogna chiedersi innanzitutto se si è riflettuto sul concetto di vita e dell’unicità di questa.
Nel momento in cui ci ammaliamo noi sperimentiamo una sorta di privazione della nostra libertà, una lacerazione della nostra ’perfezione’ e un cambiamento nel nostro modo di agire. In questa situazione dobbiamo colmare questa sorta di assenza scegliendo un bene superiore, qualcosa che mi tolga il male senza lenire o degradare la propria esistenza e la propria dignità; in questo momento si può cadere facilmente in una scelta sbagliata.
Il malato va coadiuvato nel miglior modo possibile per entrare in un percorso di accoglienza e accettazione di quello che sta vivendo. E’ importante togliere la sofferenza del malato per farlo star bene ma chiediamoci come mai in nome della sofferenza si uccide l’uomo.
Al giorno d’oggi c’è un processo di separazione fra il concetto di persona ed essere umano, la medicina guarda la persona a pezzi non nella sua interezza (fisiologica e spirituale).
Noi come credenti dobbiamo diventare più sensibili al prossimo per portare la speranza agli altri, quella speranza che sostiene il nostro cammino come compimento e realizzazione della vita che entra in Dio. Per accogliere l’inevitabile crudezza della morte.

Antonella Muset