“Signore, non mi dono…”

sabato 2 giugno 2018

Giovedì 31 maggio 2018 l’arcivescovo Carlo ha presieduto in cattedrale la liturgia eucaristica nella solennità del Corpus Domini. Al termine del rito il presule ha guidato la processione teoforica dal duomo alla chiesa di S.Ignazio. Pubblichiamo di seguito l’omelia di mons, Redaelli. 

Questa sera vorrei prendere spunto per l’omelia non dal brano del Vangelo, ma da quello che manca in esso. Chi infatti ha scelto le letture per questa Messa ha censurato per così dire il brano di Vangelo che abbiamo ora ascoltato, togliendo dal suo mezzo il preannuncio del tradimento di Giuda e alla fine di esso il preannuncio del rinnegamento di Pietro (preciso, per non essere troppo critico, che la scelta delle letture che anche oggi utilizziamo è stata operata in anni in cui non era ancora diffusa una sensibilità verso il rispetto per l’integrità della Scrittura: si era più preoccupati di adattare la Parola alla celebrazione invece che viceversa, e soprattutto di presentare letture brevi).Evidentemente togliere le parole e i gesti di Gesù da un oscuro contesto di tradimento e di rinnegamento porta a considerare la cena narrata quasi una qualsiasi cena pasquale. Certo ci sono quei strani gesti di Gesù e soprattutto quelle parole così misteriose sul sangue versato e sul fatto che non berrà più del frutto della vite in questa vita, gesti e parole che comunque connotano quella cena diversamente da ogni altra.

Eppure è il contrasto di chiaro scuro tra il tradimento/rinnegamento e l’azione di Gesù che ci fa comprendere realmente il suo gesto. Si tratta, infatti, di un gesto di consegna, di donazione, nel momento in cui un apostolo lo vuole consegnare tradendolo a chi lo ucciderà e un altro, quello più vicino, lo sta per rinnegare per paura di essere preso e di perdere la vita. Mentre viene tradito, consegnato a chi lo ucciderà, rinnegato da un discepolo e amico, Gesù si consegna. E si consegna a noi. Lui lo decide, non altri. Poi gli altri lo prenderanno in loro potere e faranno di Lui quello che vorranno, ma è Lui che si dona nella sua intera umanità: corpo e sangue. Il corpo è la totalità della persona, non è solo l’elemento materiale, ma dice esistenza, presenza, relazione. Il sangue nella Bibbia è la vita. Dare il sangue è dare la vita.

Nelle parole della consacrazione, che anche stasera noi concelebranti pronunceremo, la liturgia ci fa dire le parole di Gesù: “prendete e mangiate, questo è il mio corpo”, ma con l’aggiunta “offerto in sacrificio per voi”. Si sottolinea così che Gesù si offre per noi o al posto di noi. Ma il Vangelo dice che si dà a noi. Ed è per questo che ci cibiamo di Lui, lo accogliamo in noi. Se fosse solo offerto in sacrificio per noi, non ci sarebbe la comunione con Lui. Sarebbe offerto come vittima a Dio – ed è quello che sottolinea la seconda lettura di oggi – ma non si sarebbe dato a noi. Invece è proprio così e possiamo cibarci di Lui.

L’Eucaristia è un sacramento, che al di là dell’apparente semplicità dei suoi segni – un po’ di pane e di vino , ha in sé una grande ricchezza di significati e, prima ancora, di grazia che non è facile approfondire compiutamente. La festa di oggi – il Corpus Domini , per esempio, vuole sottolineare in particolare che l’Eucaristia non è un simbolo, un segno che rimanda a Gesù, ma la sua presenza reale. E, come accennavo, la seconda lettura ci ricorda laspetto sacrificale del sacramento eucaristico. La prima lettura, invece, sottolinea il tema dell’alleanza, che Gesù stesso riprende nelle sue parole relative al frutto della vite. Il salmo responsoriale, infine, evidenzia l’aspetto di sacrificio di ringraziamento.

Ma torniamo alla sottolineatura del dono di Gesù a noi in un contesto di tradimento e di rinnegamento: che cosa può significare questo per noi? Chi siamo noi che riceviamo il corpo e il sangue di Cristo? Forse non siamo persone che lo tradiscono o lo rinnegano – forse… , ma certamente siamo persone che difficilmente si donano a Lui e agli altri. Anzi. Tutti noi siamo preoccupati di noi stessi, attaccati alle nostre cose, alle nostre idee, alle nostre certezze, alle nostre aspettative, alle nostre relazioni, al nostro prezioso tempo, alle nostre ancora più preziose idee e convinzioni, ecc. Siamo lontanissimi dalla logica del dono e del dono di noi stessi. Dovremmo dire immediatamente prima della comunione, più che “Signore, non son degno…”, “Signore, non mi dono…”. È la verità.

Eppure a me, a noi così attaccati a noi stessi, così egoisti, così autocentrati su di sé il Signore si dona. L’Eucaristia non è per i santi, ma per i traditori, i rinnegatori, gli egoisti, i peccatori. Non siamo mai degni dell’Eucaristia, ma per grazia siamo degni del dono che Gesù ci fa dando se stesso per noi. E il suo sangue ci purifica, cioè ci libera dalla gabbia dell’egoismo e dell’odio, che bloccano e chiudono il nostro cuore. per aprirci alla logica del dono.

Una logica che il peccato ci ha reso estranea, ma che è dentro di noi, nel profondo di noi, nella verità della nostra umanità perché siamo stati creati a immagine e somiglianza di Dio che è amore. Se ci nutriamo del Signore un po’ alla volta ci trasformiamo in Lui e insieme ritroviamo la nostra verità di figli. C’è una bellissima espressione di sant’Agostino nel libro delle Confessioni, una frase che gli viene rivolta da Cristo: “Io sono il cibo dei forti. Cresci e mi avrai. Tu non trasformerai me in te, come il cibo del corpo, ma sarai tu ad essere trasformato in me” (Conf.  VII, 10, 18). Siamo trasformati progressivamente in Lui per vivere la logica del dono. E viverla nella realtà di ogni giorno, in quelle strade, in quelle case dove tra poco passeremo. Stasera per poco tempo la presenza di Gesù nelle vie della nostra città sarà attraverso le specie eucaristiche. Sempre, invece, e non solo stasera, la sua presenza dovrebbe avvenire con la nostra vita.

È il dono che chiediamo al Signore in questa celebrazione e in ogni Eucaristia, mentre con gioia, noi peccatori, traditori, rinnegatori, accogliamo il dono del suo Corpo e del suo Sangue.

+ Vescovo Carlo