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Quaresima missionaria 2010

di mons. Giuseppe Baldas (11/02/2010)


Preceduta da una provvidenziale e inaspettata presenza in Diocesi di Gorizia dell’Apostolo dei lebbrosi Raoul Follereau, nel 1968 e 1969, dove ebbe occasione di parlare in alcune località della Diocesi (Gorizia, Monfalcone, Grado, Cervignano, Ronchi) è partita la grande attività missionaria della Diocesi. In prima fila i giovani della GIAC (Gioventù Italiana di Azione Cattolica) con la straordinaria raccolta di materiale riciclabile (carta, cartone e stracci) che aveva dato dei risultati eccezionali, che avevano permesso di realizzare una trentina di casette in un lebbrosario della Costa d’Avorio, Manikro, casette costate 750.000 lire ognuna.

E così su suggerimento dello stesso Raoul Follereau nel gennaio 1970 la visita dell’allora Arcivescovo Mons. Pietro Cocolin e del suo segretario don Giuseppe Baldas per l’inaugurazione e la benedizione del lebbrosario.

Il 25 gennaio 1970 resta una data storica per la presenza missionaria e di promozione umana della Diocesi di Gorizia in Africa.

Arrivati al piccolo aeroporto in terra battuta di Bouaké, su uno sgangherato 10C3, residuo della guerra mondiale, ci accolse l’allora vicario generale Mons. Dymau e il parroco della cattedrale di Bouaké, Mons.Joseph Pasquier, recentemente scomparso. A fine gennaio a Bouaké non piove mai, ma mentre atterravamo cominciò a piovere. P. Pasquier ci disse che quello era un segno straordinario.

Lo straniero che arriva e che porta la pioggia è segno di grandi cose per l’avvenire.” A me, in quel momento, è sembrato un saluto di benvenuto un po’ particolare, mai più avrei pensato che negli anni futuri si sarebbe trasformato in una stupenda realtà.

Ho ancora negli occhi le migliaia di persone che a piedi raggiungevano il lebbrosario di Manikro da Bouaké. Gente festante che cantava, ballava, salutava e gioiva di gioia autentica per l’avvenimento in cui era coinvolta la piccola diocesi di Gorizia.

Nel pomeriggio di quel 25 gennaio, in mezzo alle danze delle varie etnie della Costa d’Avorio, mentre tutto sudato ero indaffarato a fotografare il tutto, arrivarono alcuni bianchi italiani che, avendo saputo dalla radio ivoriana della presenza dell’Arcivescovo di Gorizia in Costa d’Avorio, ci pregarono di andare con loro per benedire la prima pietra di una chiesa, nel villaggio di Kossou, dove stavano realizzando una grande diga che avrebbe formato un lago lungo 150 km.

Kossou: chi avrebbe mai pensato che soltanto 3 anni dopo, nel gennaio 1973, quella sarebbe diventata la prima missione in Africa.

Ma ciò che ci colpì fu la frase del primo Vescovo di Bouaké, Mons.André Duirat, missionario dello S.M.A. di Lione. Ci disse “Brava Gorizia, avete fatto tanto, ma finché non verrete qui con i vostri sacerdoti, le vostre suore e i vostri laici a condividere la vita di questa gente, non avrete fatto niente”.

Pensavo al solito francese che non può essere secondo agli italiani che tanto avevano fatto per il lebbrosario di Manikro. Ma il suo input è stato preciso. Così in diocesi si fece un censimento se aprire o no, anche alla luce del dopo Concilio, una propria missione diocesana.

La risposta fu splendida. Il 70% dei sacerdoti e il 90% delle Associazioni laicali dissero di sì. Era il momento di incominciare. Grazie al Pime, allora era superiore generale P. Aristide Pirovano e grazie alle Suore della Provvidenza, superiora generale Suor Spes Alma Rigotti, si decise di aprire la prima missione proprio a Kossou.

I primi missionari furono: don Luciano Vidoz, don Gioacchino Raugna, P.Gennaio Cardarelli del Pime, Suor Pieralba Bianco, Suor Fidenzia Martini, Suor Dores Villotti (Suore della Provvidenza) e i laici Giuseppe Burgnich, Gianna Pradel e in seguito, Luciano Comuzzo.

Quel 8 gennaio 1973 quando arrivammo a Kossou per iniziare la mirabile avventura missionaria fu una giornata che non temo dire storica.
E poi quante cose si sono succedute e quante persone si sono avvicendate.
Poco dopo la missionaria laica di Aquileia Ivana Cossar e suor Pia Beraldin che nell’ottobre 1974 si aggiunsero al drappello.

Nel frattempo la diocesi di Bouaké aveva avuto il suo primo vescovo africano. Mons.Vital Komenan Yao. Nella sua prima visita a Gorizia chiese un altro aiuto per la sua diocesi e così nel dicembre 1975 si aprì la seconda missione a Nimbo, periferia sud di Bouaké.

Come a Kossou 3 sacerdoti (don Flaviano Scarpin, P. Giovanni de Franceschi, P. Gennaro Cardarelli), 3 Suore della Provvidenza (Suor Armida Zulianello, Suor Natalia Napolano, Suor Alessandra Bellotto) e 3 laici (Pinuccia Verago, Dario Cimbaro, Marcella Dametto) e il fratello del Pime Fabio Mussi.

Si comincia ad andare al lebbrosario di Manikro per la cura degli ammalati e per creare delle cooperative di lavoro. Cresce il lavoro pastorale e di promozione umana dato che la nuova missione oltre alla periferia di Bouaké comprende anche una novantina di villaggi.

Anche a Kossou si sviluppa e cresce nel numero la scuola tecnica Professionale, fondata a diretta dal missionario laico Giuseppe Burgnich.

In diocesi, crescendo l’interesse per un servizio di laicato, viene fondato nel maggio del 1980 dal Centro Missionario Diocesano il C.V.C.S. (Centro Volontari Cooperazione allo Sviluppo). I primi 2 volontari partiti nel 1982 per il Centro Agricolo di Brobo sono stati Andrea Fragiacomo e Daniele Mocchiutti, dopo aver ricevuto il mandato e il crocefisso da Giovanni Paolo II nella Giornata missionaria Mondiale.

Si aprivano poi le porte per una collaborazione con il Burkina Faso (allora Alto Volta) dapprima con l’aiuto al centro di Goundì, sostenuto da Fratel Silvestro e poi, grazie a Ivana Cossar, nell’opera di alfabetizzazione nella diocesi di Bobo-Dioulasso e poi a Nouna-Dedougou. Di grande rilevanza per la missione di Nimbo fu la costruzione della chiesa, dedicata a S.Pietro, in memoria dell’Arcivescovo Cocolin che venne inaugurata e benedetta il 30 novembre 1986 dal vescovo di Bouaké e dall’Arcivescovo di Gorizia, P. Antonio Vitale Bommarco. È doveroso ricordare i missionari che si sono succeduti in questi 40 anni.

Diocesani: don Luciano Vidoz, don Gioacchino Raugna, don Flaviano Scarpin, don Michele Stevanato, don Franco Dario, don Paolo Zuttion, Mons. Maffeo Zambonardi, don Pierpaolo Soranzo e don Flavio Zanetti.

Missionari del Pime: P. Gennaro Cardarelli, P. Paolo Spanghero, P. Giovanni De Franceschi, P. Ivano Tosolini, Fr. Fabio Mussi, Fr. Mario Boari, Fr. Ottorino Zanatta, P. Luciano Gonzales.

Suore della Providenza: Suor Pieralba Bianco, Suor Fidenzia Martini, Suor Dores Villotti, Suor Pia Giovanna Beraldin, Suor Alessandra Bellotto, Suor Graziella Festa, Suor Armida Zulianello, Suor Natalia Napolano, Suor Flavia Stragliotto, Suor Anna Bruna Pavan, Suor Alfonsina Trevisanut, Suor Rita Paussa, Suor Manuela Panni, Suor Giuseppina Usai, Suor Bruna Paravano, Suor Maria de Lourdes de Silva, Suor Lucia de Barros, Suor Angela Bruno, Suor Domitilla Nosella, Suor Veronique Mambo, Suor Emma Avako, Suor Marsi, Suor Martine, Suor Maria Silveira, Suor Veronica Rosvadoski ed altre Suore africane e indiane.

Missionari e volontari laici: Giuseppe Burgnich, Gianna Pradel, Luciano Comuzzo, Ivana Cossar, Silvana Franchi, Daniela Rebeschini, Marcella Dametto, Pinuccia Verago, Dario Cimbaro, Ezio Beacovich, Andrea Fragiacomo, Daniele Mocchiutti, Bruno Pierasco, Edda Tonti, Maria Grazia Aliprandi, Patrizia Cudini, Fabio Carli, Claudio Todescato, Marino Musina, Nevio ed Erica Milloch, Luisella Paoli, Franca Bertossi, Anita Colle, Teresa Srebrnic, Gloria Corbatto, Claudia Pontel più altri volontari per alcuni mesi di lavoro.

Sacerdoti romeni: don Valerian Dumea, don Adrian Stoica, don Gabriel Cimpoesu, don Marius Catrintasu.

Ognuna delle persone sopra citate ha concorso alla crescita delle nostre missioni, crescita nella evangelizzazione e nella promozione umana.

Dobbiamo ricordare e ringraziare anche i medici e i muratori che si sono succeduti nel sostenere le nostre opere missionarie. Fra tutti va ricordato l’architetto Leonardo Miani che ha progettato chiese e cappelle, scuole e ospedali e come ultima opera, il grande complesso della nuova missione a Morofé.

Non va dimenticato poi l’aiuto consistente che alcuni privati hanno dato alle nostre iniziative, come la Onlus goriziana “Cav. Rosario Vizzari” che ha realizzato ben 4 scuole in altrettante località, e la Ditta Calligaris di Manzano che ha ristrutturato l’atelier di falegnameria a Djebonoua, che era stato devastato dai ribelli durante la guerra civile, durata ben 5 anni.

Passando gli anni su richiesta dei relativi vescovi abbiamo lasciato la missione di Kossou per assumere una nuova a Morofè, periferia di Yamoussoukro, nel maggio 2004.

E dopo 30 anni di permanenza a Nimbo-Bouaké, siamo passati alla missione di Djebonoua, sorta dalla missione di Nimbo.

E ora la grande e bella novità che dopo anni di contatti con la diocesi romena di Iasi, questa diocesi assume la responsabilità giuridica e di conduzione proprio della missione di Djebonoua.

Il 25 gennaio resta in benedizione. Un proverbio baoulé dice che la “piccola radice aggrappata al grande albero è arrivata fino al cielo”.

Credo sia una similitudine che ben si addice a questi 40 anni di impegno missionario della Diocesi.



 
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