Umanizzare la vita

martedì 20 marzo 2018

Iniziativa dei medici cattolici e della pastorale familiare e sanitaria

La situazione della sanità pubblica e privata – ma anche l’atteggiamento della società e delle istituzioni verso le persone malate – ha un unico, irriducibile riferimento: la centralità della persona umana. Tutto il resto, anche le pratiche della pastorale familiare e sanitaria, vengono dopo: una centralità , quella della persona, che è il primo indice di una società a misura d’uomo che abbia a cuore la giustizia, la solidarietà e quindi la creazione di una condizione sociale a misura appunto di uomo. Nessun arretramento è pesabile: anzi lo sviluppo della tecnologia in medicina, la spesa pubblica, i criteri di assistenza e di sostegno, devono rispondere a queste garanzie e, in una parola, rispondere alle domande di salute e di vita delle persone.
In questo spirito – sabato scorso presso il centro ascolto della parrocchia di S.Rocco a Gorizia, presenti una quarantina di persone – è stato accolto e illustrato il nuovo documento di pastorale sanitaria pubblicato recentemente dal dicastero vaticano.
Se ne sono fatto carico la associazione dei medici cattolici e la pastorale sanitaria della diocesi.
Ha guidato la comunicazione e la successiva discussione tra i presenti, don Dino Pistolato della diocesi di Venezia. A nome della diocesi ha portato un saluto il vicario generale don Armando Zorzin.
Il sacerdote veneziano, con una lunga esperienza nella caritas ma anche nelle associazioni di sostegno a diverse categorie di malati, ha delineato le linee portanti del documento pontificio e, soprattutto si è soffermato a cogliere le motivazioni che lo ispirano ed i fondamenti che lo qualificano. Non solo, si è preoccupato di aiutare i presenti -medici, operatori, personale infermieristico, volontari e persone impegnate nella pastorale- a cogliere una precisa chiamata di responsabilità e di condivisione. L’interlocutore per tutti, cioè il soggetto chiamato a dare attuazione ai principi e alle raccomandazioni del documento, prima di tutto e soprattutto è la comunità cristiana. Soggetto primario appunto di corresponsabilità con la società nelle sue diverse espressioni, quando si tratta di venire incontro alla difficile condizione del malato.
Il documento pontificio si intitola Nuova carta degli operatori sanitari: in una parola indica le strade per “accompagnare la vita”. Una vita che nasce e che si conclude, una vita che combatte e si impegna ad essere degna di essere vissuta. Fare la vita, dunque, costituisce il cuore di ogni azione della chiesa e della pastorale: umanizzare la vita, la scelta irriducibile.
Il “diritto gentile del vivere” -come ha sottolineato un primario di anestesia- ha bisogno di ritornare al centro della medicina e della politica: proprio perché pone seri interrogativi al servizio sanitario, agli amministratori, agli operatori, alle persone. Fra i compiti dell’operatore sanitario, pertanto, prima di tutto viene quello di essere ministro, tecnico a servizio della vita puntando in uguale modo sulle competenze e sulla relazione umana.
Tutti i punti deboli del servizio sanitario (numero dei medici, attese e rimpalli, privatizzazioni, risorse disperse e carenze, deospedalizzazione…) oltre che le questioni della vita -se non vogliono essere teoriche- abbisognano proprio di una vera e propria alleanza terapeutica. Spetta alla comunità cristiana innescare questo meccanismo che è una sfida.