Una Quaresima da innamorati

giovedì 15 febbraio 2018

L’arcivescovo Carlo ha presieduto nel Mercoledì delle ceneri, il 14 febbraio 2018, la liturgia in Cattedrale. Pubblichiamo di seguito la sua omelia.

All’inizio della Quaresima tutti ci poniamo delle domande: che cosa posso o devo fare in Quaresima? quali propositi scegliere? quali rinunce decidere? quali impegni assumere? Si tratta di interrogativi corretti che esprimono la consapevolezza che la Quaresima sia – per usare una efficace espressione di san Paolo nella seconda lettura di oggi – “un tempo favorevole”: «Al momento favorevole ti ho esaudito e nel giorno della salvezza ti ho soccorso». Ma dicono anche la convinzione che il cammino della Quaresima esige molto concretezza: l’itinerario di conversione non è qualcosa di teorico e di astratto, ma deve incarnarsi nella realtà della nostra vita.

La Parola di Dio ci offre anche alcune indicazioni per il nostro impegno. In particolare sia il profeta Gioele, sia Gesù nel Vangelo insistono sul fatto che la conversione è una realtà che riguarda il cuore e non l’esteriorità. Non è un impegno da esibire agli altri, ma neppure a noi stessi. Si tratta di essere veri, autentici davanti al Padre, «che vede nel segreto», e davanti a noi stessi.

Ma torniamo alle domande iniziali: quale impegno assumere in Quaresima? quale proposito? Senza sostituirmi a nessuno di voi, né all’azione dello Spirito che opera nel cuore di ciascuno, mi permetto di offrire alcuni suggerimenti partendo dalla casualità di quest’anno che fa coincidere l’inizio della Quaresima, il mercoledì delle ceneri, con la ricorrenza di san Valentino, la festa degli innamorati.

Vorrei quindi proporvi di vivere la Quaresima da “innamorati”, “innamorati di Dio”. La cosa non è poi così strana se colleghiamo i 40 giorni della Quaresima con i 40 giorni di Gesù nel deserto e con i 40 anni trascorsi, sempre nel deserto, dal popolo di Israele. E se ricordiamo che il deserto nella Bibbia ha una duplice valenza: è il tempo della tentazione e della prova – e Gesù stesso lo ha vissuto così –, ma è anche il tempo del fidanzamento, dell’innamoramento tra Dio e il suo popolo. Ecco perché il profeta Osea, quando vuole proporre al popolo, identificato con la fidanzata, un ripresa del rapporto con Dio dopo i tradimenti e i peccati, fa dire al Signore: «io la sedurrò, la condurrò nel deserto e parlerò al suo cuore. […] Là mi risponderà come nei giorni della sua giovinezza, come quando uscì dal paese d’Egitto. E avverrà, in quel giorno – oracolo del Signore – mi chiamerai: “Marito mio”, e non mi chiamerai più: “Baal, mio padrone”» (Osea 2, 16-18).

Quaresima allora come tempo di fidanzamento, come tempo in cui innamorarsi o “ri-innamorarsi” di Dio. Che cosa può aiutarci in questo? Prenderei dall’esperienza degli innamorati due elementi fondamentali: lo stare insieme e i segni dell’amore.

Lo stare insieme: due persone che si amano desiderano stare vicine, condividere la vita, passare insieme i momenti belli e affrontare in due quelli problematici. Patiscono e soffrono per la lontananza e comunque, anche se distanti, si pensano in continuazione.

I segni che esprimono l’amore sono quelli che ricordano continuamente l’altra persona: un anello, un ciondolo, una fotografia, uno scritto, un regalo ricevuto o donato, un profumo preferito.

Come tradurre tutto questo nel nostro rapporto da innamorati con il Signore?

Anzitutto stando con Lui. Si sta con Lui nel tempo della preghiera. Si può pregare partecipando alla liturgia, entrando in chiesa qualche minuto, ma anche in casa propria, come per strada, in auto, sul treno, ecc. Si può pregare con le preghiere tradizionali, con un salmo, con espressioni prese dal Vangelo (per esempio, quella commovente del lebbroso di domenica scorsa: «Signore, se vuoi, puoi purificarmi»), con il rosario, con proprie parole o anche stando in silenzio sotto il suo sguardo. Si sta con Lui anche riconoscendolo negli altri, nei familiari, negli amici, nei colleghi, e in particolare nei poveri. E allora si amano gli altri perché si è innamorati di Dio e si ama con Lui…

Ma veniamo ai segni. Quali sono quelli che ci ricordano di Lui? Qual è per noi l’anello di fidanzamento che ci parla di Lui? Il profumo che ce lo fa riconoscere? Possono essere cose molto semplici. Per esempio un segno religioso da portare sempre con noi. O anche il cominciare la giornata baciando il crocifisso o un’immagine, con lo stesso affetto con cui si saluta ogni giorno una persona cara. Può essere anche qualche scelta di rinuncia, ma solo se fatta per Lui e, possibilmente, a vantaggio dei fratelli che Lui ama.

Oppure… trovatelo voi! Perché chi ama, conosce quali sono i gusti, i desideri dell’amato o dell’amata, ciò che a lui o a lei piace, ciò che l’altro o l’altra gli ha donato. Chi ama sa benissimo che regalo ha ricevuto e lo conserva gelosamente come qualcosa che gli parla continuamente dell’amato o dell’amata.

Ciascuno di noi ha ricevuto qualcosa dal Signore come segno d’amore: vale la pena ritrovarlo, magari disperso nel fondo del nostro cuore, e tenerlo come anello al dito, con tanta gioia e riconoscenza, in questa Quaresima da innamorati.

+ vescovo Carlo