Si tenuta nella serata di domenica 23 giugno 2019 la celebrazione della solennità del Corpus Domini a Gorizia. Il vescovo Carlo ha presieduto il rito nella chiesa di S.Ignazio nel corso del quale ha pronunciato la seguente omelia.
23-06-2019

La festa del Corpus Domini, nella sua diffusione a livello di chiesa universale, trae origine nel 1264 dalla decisione di papa Urbano IV successiva al miracolo eucaristico di Bolsena. Penso che molti conoscano la storia di questo miracolo. Un sacerdote boemo, che dubitava circa la presenza di Cristo nell’ostia consacrata, si era recato in pellegrinaggio a Roma per trovare conforto ai suoi dubbi. Sulla via del ritorno, celebrando a Bolsena e riaffacciandosi nella sua mente il dubbio circa la presenza reale di Cristo, assistette al sanguinamento dell’ostia sul corporale e anche sul pavimento della chiesa dove si trovava. Il corporale è ora conservato in un reliquiario nel duomo di Orvieto in una cappella apposita, che ho avuto la possibilità di visitare parecchi anni fa.

Papa Urbano non solo riconobbe il miracolo, ma diffuse la festa del Corpus Domini in tutto il mondo sia per devozione verso l’Eucaristia, sia soprattutto per contrastare le teorie teologiche allora di moda, per le quali la presenza di Gesù nelle specie eucaristiche era solo simbolica e non reale. I miracoli eucaristici sono molti, non c’è solo quello di Bolsena. Il più noto, accanto a quello di Bolsena, è quello di Lanciano. Anche lì sono stato alcuni anni fa ed è impressionante vedere nel reliquiario l’ostia trasformata in un pezzo di carne (dalle analisi risultato parte del miocardio, muscolo del cuore) e il sangue coagulato in cinque grumi. Ma tutti i miracoli come pure questa festa del Corpus Domini sono una reazione al fatto di mettere in crisi un aspetto fondamentale della verità dell’Eucaristia: la presenza reale di Gesù.

Ho provato però a chiedermi: oggi è ancora questo il problema o ci sono altri aspetti più in crisi circa l’Eucaristia? Su che cosa oggi si dubita o si ha una concezione meno corretta dell’Eucaristia? E quali potrebbero essere i miracoli da chiedere al Signore a tale proposito, salva sempre ovviamente la sua libertà e la sua volontà? Riflettendoci ho individuato quattro elementi di criticità: tre legati ai brani della Parola di Dio di oggi e uno ancora una volta al tema della presenza reale.

Un primo elemento ci viene presentato nella prima lettura: chi si fa incontro ad Abramo è uno straniero, sacerdote del Dio altissimo. Lui, straniero, benedice Abramo e questi gli offre la decima del bottino di guerra. Uno straniero sacerdote di Dio. Come per dire che Dio opera al di là dei confini della Chiesa, non è bloccato dai nostri esclusivismi. Ciò non toglie alcuna importanza alla Chiesa e al suo celebrare l’Eucaristia. Ma questa è il sacramento della salvezza universale, è il sacramento del sacrificio di Cristo che è morto per tutti. Non può essere ridotta a un rito identitario e rivendicativo nei confronti degli altri.

Il miracolo da chiedere è dunque quello che la celebrazione eucaristica ci apra alla dimensione universale della Chiesa e, prima ancora, della salvezza dell’umanità.

La seconda lettura presenta ciò che Paolo trasmette ai Corinti circa l’Eucaristia, affermando chiaramente che lui stesso lo ha ricevuto dal Signore. E’ significativo il fatto che questa lettera di Paolo è certamente anteriore alla redazione dei quattro Vangeli ed è quindi storicamente il primo racconto dell’Eucaristia che conosciamo. Vorrei però soffermarmi su un particolare che spesso tralasciamo, anche se lo affermiamo sempre nella Messa al termine della consacrazione. L’apostolo conclude il suo racconto dicendo:  «Ogni volta infatti che mangiate questo pane e bevete al calice, voi annunciate la morte del Signore, finché egli venga». Il particolare è proprio quel “finché egli venga”. L’Eucaristia, cioè, è il sacramento dell’attesa della venuta definitiva di Cristo: non ci sarà più nel Regno di Dio, dove invece ci verrà donata la comunione piena con Gesù. Ciò relativizza l’Eucaristia, ma insieme le dà grandissimo valore: tenerci in tensione verso il regno di Dio, farci desiderare ancora più intensamente la comunione piena e definitiva con Gesù.

Il miracolo allora da chiedere è che l’Eucaristia ci costringa al alzare gli occhi oltre la nostra vita, alimenti nel nostro cuore il desiderio vivo e intenso di essere per sempre con Gesù.

E veniamo al Vangelo: il miracolo della moltiplicazione dei pani. Certo un miracolo che utilizza quel poco che abbiamo – cinque pani e due pesci -, ma che è dono. Siccome anche oggi l’Eucaristia avviene a partire dal pane e dal vino e da una comunità che celebra guidata dal sacerdote, il rischio che corriamo è quello di pensare di essere noi i protagonisti. Anche alcune espressioni della liturgia possono portare a pensarlo: per esempio quel “mio e vostro sacrificio” proclamato dal celebrante. Ma il sacrificio non è anzitutto del celebrante o del popolo di Dio, ma è del Signore: è Lui che si dona, è Lui che ha sacrificato tutto se stesso sulla croce per nostro amore, è Lui che si fa nostro cibo.

Il miracolo da chiedere è allora quello di accogliere come un dono l’Eucaristia e non considerarla un nostro fare, per non dimenticare che è l’Eucaristia che fa la Chiesa e non anzitutto la Chiesa che fa l’Eucaristia. La Chiesa può, infatti, solo celebrarla e celebrarla come dono.

Dicevo prima che avrei presentato a partire dalle tre letture tre elementi di criticità circa l’Eucaristia con i corrispondenti miracoli da chiedere, ma che avrei affrontato un quarto problema connesso alla presenza reale. Oggi c’è qualcuno – intendo dire un cristiano o forse persino un sacerdote o un diacono – che dubita circa la presenza reale di Gesù nell’Eucaristia? Può darsi. Ma c’è un’altra presenza reale legata all’Eucaristia che viene messa in dubbio. Si tratta della presenza reale di Cristo in ciascuno di noi, nei fratelli, nella Chiesa, nei poveri.

Gesù è davvero presente in me, in ciascuno di noi. Siamo o non siamo sue membra? Siamo o non siamo figli di Dio e dimora dello Spirito? Siamo o non siamo nutriti dall’Eucaristia affinché Cristo ci trasformi in Lui? Cambia tutto se ognuno di noi si percepisce come presenza reale del Signore.

Ma questo vale non solo per me, ma anche per i fratelli: in loro c’è il Cristo. Partecipiamo all’Eucaristia per ricordarci di questo. E non solo le sorelle e i fratelli come singoli, ma l’intera Chiesa, che è realmente il Corpo di Cristo. Tra poco, nella breve processione che faremo, il Corpo di Cristo sarà sacramentalmente presente nell’ostia consacrata, ma altrettanto realmente presente nel Corpo di Cristo che è la Chiesa. Quel Corpo che sarà manifestato in pienezza alla fine dei tempi, quando non ci sarà più bisogno dell’Eucaristia, perché Dio sarà tutto in tutti.

Infine Gesù è presente nei poveri: ce lo ha rivelato Lui stesso, in particolare nella parabola del giudizio finale. Celebriamo allora l’Eucaristia per riconoscerlo nello spezzare del pane e poi in ogni sorella e in ogni fratello che ci chiede il pane di cui ha bisogno.

Ed ecco l’ultimo miracolo da chiedere: riconoscere la presenza reale di Cristo in me, nei fratelli, nella Chiesa, nei poveri.

Come vedete i miracoli eucaristici da domandare con umiltà e fiducia al Signore non mancano: il miracolo dell’apertura all’universalità; quello dell’attesa del Regno; dell’Eucaristia come dono; della consapevolezza della presenza reale di Gesù in me, nei fratelli, nella Chiesa, nei poveri. Forse sono meno eclatanti di quello di Bolsena, di Lanciano o di altre località sparse per il mondo. Ma non per questo sono meno importanti. Buona festa del Corpus Domini.

+ Vescovo Carlo