Custodire le nostre terre. Salute, ambiente, lavoro

mercoledì 21 aprile 2021

Sabato 17 aprile 2021 il vescovo Carlo ha partecipato ad Acerra al Convegno “Custodire le nostre terre. Salute, ambiente, lavoro”. Pubblichiamo di seguito il suo intervento ricordando che la registrazione del convegno è disponibile al link  https://www.diocesiacerra.it/convegno-nazionale-custodire-le-nostre-terre/

Saluto con grande cordialità le autorità presenti, i confratelli vescovi, gli illustri relatori e tutti coloro che stanno seguendo a distanza questo convegno.

Un particolare e riconoscente saluto a Sua Eccellenza mons. Antonio di Donna, vescovo di questa Chiesa che oggi ci ospita e presidente della Conferenza Episcopale Campana. Dobbiamo dare atto che questo incontro e tutta la fase preparatoria e, auspicabilmente, il cammino che continuerà in futuro con rinnovato impegno grazie anche a questo evento, devono molto alla sensibilità e all’impegno particolare dei vescovi e delle comunità cristiane di questa terra così bella e ricca e insieme così minacciata e maltrattata.

Come dopo di me sicuramente meglio illustrerà Sua Eccellenza mons. Filippo Santoro, questa iniziativa si colloca anche all’interno del cammino che sta portando la Chiesa italiana verso la 49° Settimana Sociale dei Cattolici Italiani, che si svolgerà a Taranto il prossimo ottobre con una tematica molto simile, che intreccia i temi dell’ambiente, del lavoro e del futuro. Per tale motivo il convegno odierno, pensato inizialmente dalla Commissione Episcopale per il Servizio della Carità e la Salute, è stato fatto proprio anche dalla Commissione Episcopale per i problemi sociali e il lavoro, la giustizia e la pace. Un segno di collaborazione, che nasce dalla consapevolezza che tutto è connesso, come afferma l’hashtag inserito nel titolo della Settimana di Taranto, e che la pastorale in questa stagione di Chiesa deve diventare sempre più integrata.

Dal punto di vista della Commissione che presiedo e degli organismi che vi fanno riferimento, vorrei sottolineare due aspetti importanti collegati con questo evento.

Il primo è il fatto che esso può segnare un salto di qualità della pastorale della salute, non solo a livello centrale, ma di tutte le comunità diocesane e parrocchiali italiane. Una pastorale che certamente deve prendersi cura anzitutto dei malati; deve essere attenta al mondo della sanità a cominciare dai “curanti”, chi cioè si pone al servizio della salute e della vita degli altri; è chiamata ad approfondire le tematiche etiche che riguardano la vita, la salute e il morire (ricordo per esempio il recente documento “Ala sera della vita” e le riflessioni in corso sul tema vaccini); ma deve farsi carico ancora di più della questione ambientale e dei suoi riflessi sulla vita e la salute dei lavoratori e dei cittadini, delle famiglie e in generale di tutte le persone, soprattutto le più fragili. Quest’ultima attenzione all’intreccio tra ambiente e salute non è assente nelle nostre Chiese e non solo in quelle del Sud, ma certamente deve crescere e tradursi anzitutto in un impegno educativo oltre che concretamente operativo.

Un secondo aspetto, che voglio ricordare dal momento che la nostra Commissione unisce il tema della Salute con quello del servizio della Carità, è il forte legame tra la questione ambientale e quello della povertà. Il disprezzo e il maltrattamento dell’ambiente colpisce anzitutto i più poveri, privandoli in particolare di risorse, di lavoro, di salute. Papa Francesco insiste continuamente su questo. Basta leggere la Laudato si’, che nomina più di 60 volte i poveri e la povertà, ma anche l’esortazione apostolica postsinodale Querida Amazonia e infine la Fratelli tutti, per riferirmi solo agli interventi più significativi. L’impegno per l’ambiente, quindi, non può prescindere da una particolare attenzione per i poveri, ma anche viceversa l’attenzione privilegiata per i poveri, che deve essere prioritaria per le comunità cristiane, non può fare a meno d’ora in poi di essere sensibile sul tema ambientale. Come afferma papa Francesco nella Laudato si’ esiste un’“intima relazione tra i poveri e la fragilità del pianeta” (n. 16). Del resto, sempre nella stessa enciclica, si ricorda che “fra i poveri più abbandonati e maltrattati, c’è la nostra oppressa e devastata terra, che «geme e soffre le doglie del parto» (Rm 8,22)” (n. 2).

Rinnovando il grazie anticipato ai relatori e a chi ci offre la propria testimonianza, auguro a tutti di poter seguire al meglio questo convegno, anche da remoto, e che per ognuno di noi sia occasione di riflessione e di impegno per una crescita della testimonianza evangelica delle nostre comunità cristiane e delle società in cui sono inserite.

 

+ Carlo Roberto Maria Redaelli 

Presidente della Commissione episcopale per il Servizio della Carità e la Salute